Ieri è iniziato il MuD, un evento dei ragazzi che mi colpisce un sacco perché in fondo non riesco a non stupirmi del fatto che dei ventenni possano realizzare, praticamente da soli, un evento di tale portata: tre mostre da loro pensate e realizzate, una serie di incontri e uno spettacolo teatrale, un campo da calcetto tre contro tre, con la ricerca degli sponsor, le trattative con le autorità per avere tutti i permessi, e non ultimo il noleggio di strutture e annessi.
Ricordo ancora un prete, ora in pensione, che, quasi trent’anni fa, e gridando, mi disse che non dovevo fidarmi dei ragazzi, che in fondo ero io che dovevo considerarli come “piccoli”. Ricordo che uscii molto amareggiato da quell’incontro e pensavo tra me e me: “o io non ho capito nulla dei ragazzi oppure questo prete, più grande di me, non ha capito nulla di don Giussani”. Ho sempre pensato di aver ragione ma il rispetto della maturità è importante.
Per questo quando ora vedo i ragazzi all’opera mi stupisco della loro grandezza e del loro impeto; in un mondo dove i giovani sono giovani sino a trentacinque anni io mi trovo ad avere, per grazia di Dio, degli adulti di vent’anni.
Sono sempre più convinto di quello che mi è stato insegnato: per educare non occorre stare davanti a tirare ma dietro a spingere.
dalla liturgia ambrosiana:
Mercoledì della III° di QUARESIMA
In quel tempo.
Vangelo secondo Matteo 6,19-24.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Dov’è il tuo tesoro? Cos’è il tuo tesoro?
Basterebbe prendere sul serio queste due domande per poter ricavare molto su di noi, su cosa realmente attendiamo e cerchiamo nella vita.
Teniamo conto che Gesù a questa domanda non fornisce la risposta, tanto meno la risposta giusta; semplicemente Gesù ci racconta le conseguenze: dov’è il tesoro c’è il cuore e, secondo, l’impossibilità a servire due “tesori”; dentro il cuore umano c’è spazio solo per un tesoro, per questo diventa decisivo stabilire quale esso sia.

Scuola di Comunità
IL SENSO RELIGIOSO
Capitolo 11
Esperienza del segno
6. Scoperta della ragione
Il mistero non è un limite alla ragione, ma è la scoperta più grande cui può arrivare la ragione: l’esistenza di qualcosa di incommensurabile con se stessa.
“… e il tronco s’inabissa ov’è più vero”. Queste ultime parole del “pioppo” di Rebora sono davvero la rappresentazione più concreta di queste parole della scuola di Comunità: abbiamo bisogno di riconoscere che il mistero, laddove si fa carne, viene ad essere sempre più tangibile e inconoscibile. E’ quello che diciamo di Gesù: facendosi uomo il Mistero si è reso incontrabile restando sempre più mistero. Che bisogno aveva Dio di farsi conoscere? Solo il mostrarci la sua natura: amare la nostra vita.
Buona giornata,
donC
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