Mercoledì 8 aprile 2026

Quando, mille anni fa, diventai prete mi capitò di incontrare, attraverso don Giussani, i preti che lui conosceva e con cui tesseva la trama del movimento di Comunione e Liberazione in diocesi di Milano. Ero colpito della loro vivacità e della loro amicizia, molti tra loro erano stati compagni di seminario e dentro la compagnia del movimento servivano la Chiesa.
Tra questi incontrai di nuovo “don Carluccio” un sacerdote simpaticissimo, nativo come me di Concorezzo, e che era stato mio insegnante di religione alle elementari; questo almeno mi disse lui in svariate occasioni, e io che non ricordo la cosa non avevo nessuna ragione per dire che non fosse vero. Tanto più che si ricordava che correvo sempre! Ridendo si attribuiva sempre un pezzetto della mia vocazione.

Solo che, di quella splendida compagnia, nei giorni di Pasqua se ne sono andati almeno in tre: don Carluccio, don Carlo Casati che mi precedette come coadiutore al quartiere Feltre e don Giovanni.

Perché ve ne parlo?
Perché in questi ultimi tempi vedo la morte che gira intorno e che miete amici e conoscenti; segno di una vita che deve essere vissuta guardando sempre la meta. Come uno che sale in montagna.
Grato di tutti i passi fatti, delle conquiste avvenute e desideroso di vedere cosa si vede dalla cima.


dalla liturgia ambrosiana:

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Vangelo secondo Luca 24,13-35.

“Spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”. Qui abbiamo la prova evidente: se anche sapessimo le ragioni di tutto non sarebbe automatico credere a Gesù, almeno così è stato per i due di Emmaus: hanno avuto da Gesù stesso tutte le spiegazioni, ma non hanno capito nulla.
Quello che persuade è sempre una presenza; quei due non capiscono che il loro accompagnatore è Gesù stesso, come Maria Maddalena il giorno di Pasqua, ma il come li tratta, le cose che dice li rende persuasi che di quello sconosciuto hanno bisogno.
A noi quando capita di essere nella stessa situazione? Ci sono persone che guardiamo con lo stesso sguardo dei due discepoli che poi inviteranno Gesù a fermarsi con loro?
Quell’invito sarà poi lo strumento per poterlo vedere nello spezzare il pane: il chiedere non porta a risposte ma a un gesto. Ricordiamolo.


Giusto per essere chiari: queste pagine del don Gius non vanno commentate, vanno lette facendo la fatica di riconoscere nella nostra storia se le cose stanno realmente così; qual è l’istante del mio incontro? E come è accaduto che ora tutto sia solo lo sviluppo di quel momento.
“Una presa di coscienza attenta ma anche tenera e appassionata di me stesso mi può spalancare”, … ci dicevano le primissime righe di questo libro.
Grazie don Gius, perché attraverso te ho incontrato e conosciuto me stesso.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *