Venerdì 13 febbraio 2025

Ieri giornata stra pienissima.
Andando a dormire talvolta mi chiedo se sia davvero utile rispondere sì a tutti, se non sia il caso di preservarmi, e in qualche modo di difendermi dalle richieste continue delle persone. E capisco che sarebbe anche utile: sarei certamente più in salute, più magro, più riposato, ma avrei il problema di capire fino in fondo che cosa possa significare “dare la vita”, se risparmi qualcosa, se magari trattengo qualcosa, è ancora vero il dare la vita?
San Paolo dice: “mi sono fatto tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,22).
Direte che sono presuntuoso e che le persone non hanno bisogno di me per salvarsi, ed è vero, ma io ho bisogno di questo compito per salvare me stesso.

Ad ogni buon conto la lunga premessa era per raccontare il mio totale stupore per uno degli incontri di ieri: uno di quelli che in questi anni mi hanno sempre permesso di ripartire. Una ragazza mi ha detto, terminando un suo racconto sulla vita di questi mesi: “ora faccio quello che devo, le stesse cose di prima, ma c’è un gusto nuovo e questo ha fatto nascere in me il desiderio di dare tutto, non tanto domani, quando anche la forma vocazionale sarà chiara, ma oggi, mentre faccio quello che devo”.

Forse ho lo stesso desiderio. Ma certo ieri, andando a dormire, ho chiesto di poter imitare quella giovane donna.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Vangelo secondo Marco 11,27-33.

Sul piano della dialettica capi dei sacerdoti, scribi e anziani, non riescono, neppur volendo, a tenere testa a Gesù. Ma non solo, la domanda che Gesù rivolge ai “maestri” serve anche a mettere in evidenza che lui per primo credeva a Giovanni come al precursore.
Ma perché mai Gesù si dilunga in discussioni con coloro che lo vogliono solo accusare? Perché non se ne va per la sua strada lasciando quei presuntuosi alle loro misere e umane glorie?
Perchè Gesù ha a cuore il popolo per cui è venuto, per la gente che troverà la salvezza della vita dopo la sua crocifissione; se fosse stato per lui probabilmente se ne sarebbe andato, ma Gesù ha a cuore il bene della Chiesa nascente. E per questo non si sottrae al confronto.
Cercare il bene degli altri è sempre più impegnativo che fissare e difendere la propria posizione.


Ci sono un sacco di parole che mi piacciono: intelligenza, volontà costruttiva, e sopratutto semplicità e riconoscimento. La verità del mistero sceso tra gli uomini è comprensibile a tutti e da tutti verificabile; non è un dono fatto solo ai potenti ma è una capacità donata a tutti gli uomini, anche ai più semplici: i bambini non hanno problemi ad accogliere il fatto che il mistero si renda incontrabile, che si chiami Gesù o Babbo Natale per loro poco importa, quello che credono è che il mistero è entrato nella stroria, nella loro storia.
L’uomo di fede è quindi il semplice. Questo non toglie il fatto che l’uomo che ha più strumenti possa comprendere ancor meglio ma il rapporto con il mistero è proprio per tutti.


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