
Francisco de Zubarràn, san Luca dipinge la Crocifissione, 1635-40, Museo del Prado, Madrid.
Terminiamo con una cosa un pò strana.
Nelle scorse settimane abbiamo contemplato il volto del crocifisso, oggi invece guardiamo chi lo guarda.
E in questo mi ha attratto quest’opera per via del fatto che san Luca, in cui si ritrae l’autore stesso, non contempla un fatto ma lo guarda, per dipingerlo.
Abbiamo letto nelle scorse giornate che i vangeli sono da considerare “memoria e annuncio”, e qui trovate le due cose indissolubilmente legate: colui che si ritiene sia san Luca, perché nella tradizione aveva dipinto Maria, guarda estatico Gesù sulla croce e nella mano tiene la tavolozza per poter “subito” raccontare ciò che ha visto.
Quanto la buona notizia, vangelo, di Cristo che mi ama sino a dare la vita, è guardata da me con il desiderio dell’annuncio? Altrimenti si finisce con l’aspettare una qualche resurrezione per poter mostrare l’evento che corrisponde; ma l’amore sino al sangue non ci corrisponde?
Altro ancora potremmo dire di quel Gesù appeso in croce, … ma dobbiamo essere essenziali, ve lo lascio scoprire.
Vi inviterei invece a leggere un articolo di due giorni fa, è il racconto della vicenda di Noelia, una ragazza di 25 anni che ha chiesto e ottenuto di potersi uccidere comandando con gli occhi il dispositivo che le ha spento la vita. Vi porto a conoscenza di questa vicenda perché abbiate a pregare per questa sofferenza e questa morte, e perché possiamo accorgerci che la differenza tra Gesù e Noelia è che Gesù muore per me mentre Noelia muore per sè. Il dare la vita di Cristo non è una resa a un destino segnato ma un abbraccio a me perché la mia vita e la mia fatica abbia sempre un senso .
Buon venerdì,
donC
Sono in ginocchio ai tuoi piedi, o Gesù crocifisso, ad adorarti
e a ringraziarti per il dono della tua vita per me.
Tu asciughi le mie lacrime, sei il mio sostegno nei momenti difficili,
ascolti il mio lamento ed accogli, insieme al tuo, il mio dolore.
Tu conosci il mio cuore stanco, ma felice di amarti, e mi fai
accettare le difficoltà della vita.
Spesso non penso al tuo dolore e vengo a presentarti il mio e tu poni
le mani su di me e mi consoli, curi le mie ferite con il tuo amore,
mi prendi tra le braccia e mi fai sentire il tuo cuore che arde di amore
per me.
Anche ora busso al tuo cuore e ti chiedo una grazia: esaudiscimi,
o Signore, se quanto chiedo è conforme alla tua volontà.
Gesù Crocifisso, accanto a te c’è la Madre tua;
accogliete tutti i sofferenti
e siate per loro consolazione e speranza.
Amen
Preghiera di san Giovanni Paolo II davanti al Crocifisso
PAROLE DEL PAPA BENEDETTO XVI
Venerdì Santo, 2 aprile 2010
Cari Fratelli e Sorelle,
in preghiera, con animo raccolto e commosso, abbiamo percorso questa sera il cammino della Croce. Con Gesù siamo saliti al Calvario e abbiamo meditato sulla sua sofferenza, riscoprendo quanto profondo sia l’amore che Egli ha avuto e ha per noi. Ma in questo momento non vogliamo limitarci ad una compassione dettata solo dal nostro debole sentimento; vogliamo piuttosto sentirci partecipi della sofferenza di Gesù, vogliamo accompagnare il nostro Maestro condividendo la sua Passione nella nostra vita, nella vita della Chiesa, per la vita del mondo, poiché sappiamo che proprio nella Croce del Signore, nell’amore senza limiti, che dona tutto se stesso, sta la sorgente della grazia, della liberazione, della pace, della salvezza.
I testi, le meditazioni e le preghiere della Via Crucis ci hanno aiutato a guardare a questo mistero della Passione per apprendere l’immensa lezione di amore che Dio ci ha dato sulla Croce, perché nasca in noi un rinnovato desiderio di convertire il nostro cuore, vivendo ogni giorno lo stesso amore, l’unica forza capace di cambiare il mondo.
Questa sera abbiamo contemplato Gesù nel suo volto pieno di dolore, deriso, oltraggiato, sfigurato dal peccato dell’uomo; domani notte lo contempleremo nel suo volto pieno di gioia, raggiante e luminoso. Da quando Gesù è sceso nel sepolcro, la tomba e la morte non sono più luogo senza speranza, dove la storia si chiude nel fallimento più totale, dove l’uomo tocca il limite estremo della sua impotenza. Il Venerdì Santo è il giorno della speranza più grande, quella maturata sulla Croce, mentre Gesù muore, mentre esala l’ultimo respiro, gridando a gran voce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). Consegnando la sua esistenza “donata” nelle mani del Padre, Egli sa che la sua morte diventa sorgente di vita, come il seme nel terreno deve rompersi perché la pianta possa nascere: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). Gesù è il chicco di grano che cade nella terra, si spezza, si rompe, muore e per questo può portare frutto. Dal giorno in cui Cristo vi è stato innalzato, la Croce, che appare come il segno dell’abbandono, della solitudine, del fallimento è diventata un nuovo inizio: dalla profondità della morte si innalza la promessa della vita eterna. Sulla Croce brilla già lo splendore vittorioso dell’alba del giorno di Pasqua.
Nel silenzio di questa notte, nel silenzio che avvolge il Sabato Santo, toccati dall’amore sconfinato di Dio, viviamo nell’attesa dell’alba del terzo giorno, l’alba della vittoria dell’Amore di Dio, l’alba della luce che permette agli occhi del cuore di vedere in modo nuovo la vita, le difficoltà, la sofferenza. I nostri insuccessi, le nostre delusioni, le nostre amarezze, che sembrano segnare il crollo di tutto, sono illuminati dalla speranza. L’atto di amore della Croce viene confermato dal Padre e la luce sfolgorante della Risurrezione tutto avvolge e trasforma: dal tradimento può nascere l’amicizia; dal rinnegamento, il perdono; dall’odio, l’amore.
Donaci, Signore, di portare con amore la nostra croce, le nostre croci quotidiane, nella certezza che esse sono illuminate dal fulgore della tua Pasqua. Amen.

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