Venerdì 28 novembre 2025

Prendere un dito.
Ero piuttosto stanco, erano quasi due ore che andavo su e giù benedicendo case, finché sono entrato nella casa di una giovane famiglia, almeno credo perché c’era solo una mamma con una bimbetta che credo possa avere due o tre anni. Dapprima la piccola è “legata” alla gamba della mamma, poi pian piano, mentre prego, la molla e, all’aspersione mi guarda curiosa.
Le dico allora che è il segno che porto per dire a tutti che Gesù ci vuole bene, come un bicchiere d’acqua per chi ha sete. Lei mi guarda un pò storta poi mi prende un dito e mi porta nell’altra stanza e perentoria mi dice: “anche a lei”; lì c’era una sorellina o un fratellino, non ricordo, e così rinnovo la benedizione.
La mamma è rimasta come bloccata da tanta iniziativa, e mi ha detto che la cosa la colpiva molto perché quella bimba solitamente non da confidenza a nessuno.

Io non so se quella bimbetta sia in un modo o in un altro, quello che è certo è che vorrei potermi attaccare anch’io al dito di chi mi porta Gesù.
  


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Alcuni scribi e farisei dissero al Signore Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Vangelo secondo Matteo, 12 38-42.

Sbagliato chiedere dei segni? No, certamente, è sbagliato farne un’arma di ricatto per evitare la fatica della verifica: chi sia per noi Gesù lo scopriamo solo nel paragone con il nostro cuore e la nostra esperienza. Pretendere degli altri segni è davvero un volersi evitare la fatica del paragone tra ciò che si è incontrato e ciò che ci è promesso.
ci resterà sempre la responsabilità di decidere se Gesù è il Signore oppure se è solo un amico più grande che ci ispira nel cammino.

“Il segno di Giona” è quella specie di “morte” dentro il pesce che l’ha inghiottito: tre giorni di buio e di solitudine che hanno messo in luce che la sua paura e indecisione l’avevano lasciato ancor più solo del normale. Il buon Dio non si sforza di convincerlo, semplicemente gli fa vedere come sarebbe la vita senza di Lui.


Concludiamo con oggi il nostro lavoro sulla giornata di inizio anno; queste ultime righe vogliono essere una sorta di sintesi delle tre immagini con cui Davide ha mostrato cosa significhi essere missionari; vivere, vivere e ancora vivere questo è il lavoro più serio e impegnativo che ci aspetta ed è la vera origine della missione.


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