
Oggi vi affido al volto del crocifisso di san Damiano, quello che parlò a san Francesco d’Assisi, un’opera si dice realizzata da un monaco siriano nel XII secolo e che ha molteplici e diverse letture; io mi fermo al volto per aiutarci a vivere questo venerdì di Quaresima.
Innanzitutto gli occhi, sono immensi e sono aperti, appartengono a un’opera che è appesa in alto eppure le pupille invece di essere rivolte in basso lo sono in alto: guarda il Padre da cui viene la vita o guarda al nostro cuore come un mendicante, dal basso verso l’alto?
E poi sono occhi spalancati; il sacrificio di sè fa vedere oltre la cose solite? Apre a un’altra visione? Si dice che un volto così sia immagine della vittoria sulla morte, ma si può morire e intanto vivere? Si può trionfare mentre si viene schiantati? E gioire mentre si soffre?
Infine un altro piccolo particolare collegato al volto: quel collo davvero fuori misura, largo come la faccia. Segno di quel gesto che il vangelo ci comunica: è l’istante dell’”emise lo Spirito”, Gesù sta soffiando a noi tutta quella vita divina che ha in sè.
Da tutto questo diviene quella specie di sorriso: “tutto è compiuto”.
Trovate qui sotto la preghiera di san Francesco al Crocifisso e un testo molto concreto di Benedetto XVI sulla croce e sulla famiglia
Se poi volete c’è sempre la possibilità di riprendere la via Crucis che trovate scorrendo la tendina degli approfondimenti.
Buon venerdì,
donC
O alto e glorioso Dio
illumina le tenebre del cuore mio
dammi fede retta, speranza certa, umiltà perfetta
e carità profonda
dammi segno e conoscimento
per compiere sempre la tua volontà
Così recita la “Preghiera davanti al crocifisso”, una delle più celebri attribuite a Francesco d’Assisi – insieme al Cantico delle creature, all’autografo Le lodi di Dio altissimo e all’apocrifo novecentesco Preghiera semplice – e collocata dalla tradizione intorno al 1208, cioè al periodo in cui Francesco aveva fatto della chiesetta in restauro la sua prima dimora.
PAROLE DEL PAPA BENEDETTO XVI
Venerdì Santo, 6 aprile 2012
Cari fratelli e sorelle,
abbiamo rievocato, nella meditazione, nella preghiera e nel canto, il cammino di Gesù sulla via della Croce: una via che sembrava senza uscita e che invece ha cambiato la vita e la storia dell’uomo, ha aperto il passaggio verso i «cieli nuovi e la nuova terra» (cfr Ap 21,1). Specialmente in questo giorno del Venerdì Santo, la Chiesa celebra, con intima adesione spirituale, la memoria della morte in croce del Figlio di Dio, e nella sua Croce vede l’albero della vita, fecondo di una nuova speranza.
L’esperienza della sofferenza segna l’umanità, segna anche la famiglia; quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! Incomprensioni, divisioni, preoccupazione per il futuro dei figli, malattie, disagi di vario genere. In questo nostro tempo, poi, la situazione di molte famiglie è aggravata dalla precarietà del lavoro e dalle altre conseguenze negative provocate dalla crisi economica. Il cammino della Via Crucis, che abbiamo spiritualmente ripercorso questa sera, è un invito per tutti noi, e specialmente per le famiglie, a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficoltà. La Croce di Gesù è il segno supremo dell’amore di Dio per ogni uomo, è la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata. Quando siamo nella prova, quando le nostre famiglie si trovano ad affrontare il dolore, la tribolazione, guardiamo alla Croce di Cristo: lì troviamo il coraggio per continuare a camminare; lì possiamo ripetere, con ferma speranza, le parole di san Paolo: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati» (Rm 8,35.37).
Nelle afflizioni e nelle difficoltà non siamo soli; la famiglia non è sola: Gesù è presente con il suo amore, la sostiene con la sua grazia e le dona l’energia per andare avanti. Ed è a questo amore di Cristo che dobbiamo rivolgerci quando gli sbandamenti umani e le difficoltà rischiano di ferire l’unità della nostra vita e della famiglia. Il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo incoraggia a camminare con speranza: la stagione del dolore e della prova, se vissuta con Cristo, con fede in Lui, racchiude già la luce della risurrezione, la vita nuova del mondo risorto, la pasqua di ogni uomo che crede alla sua Parola.
In quell’Uomo crocifisso, che è il Figlio di Dio, anche la stessa morte acquista nuovo significato e orientamento, è riscattata e vinta, è il passaggio verso la nuova vita: «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Affidiamoci alla Madre di Cristo. Lei che ha accompagnato il suo Figlio sulla via dolorosa, Lei che stava sotto la Croce nell’ora della sua morte, Lei che ha incoraggiato la Chiesa al suo nascere perché viva alla presenza del Signore, conduca i nostri cuori, i cuori di tutte le famiglie attraverso il vasto mysterium passionis verso il mysterium paschale, verso quella luce che prorompe dalla Risurrezione di Cristo e mostra la definitiva vittoria dell’amore, della gioia, della vita, sul male, sulla sofferenza, sulla morte. Amen

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