Approfittando di un momento “libero”, durante l’orario delle Confessioni, ho dato un’ultima occhiata seria al presepio che c’è in chiesa a san Pio, presumendo che prima o poi sarà smontato e riposto in attesa del prossimo Natale.
La prima cosa che ho notato è stata una certa somiglianza tra la statuina di Maria e quella di uno dei due angeli sopra la Natività: sia l’una che l’altro avevano una mano rivolta al basso e una rivolta al cielo. Da questa “scoperta” ho dedotto che sono esseri divini tutti coloro che ci indicano di guardare a terra per vedere che tutto viene dal cielo.
Che compagnia vera e grande che ci sia per noi qualcuno sempre pronto a indicarci la realtà della giornata e per rimandarci a guardare il Cielo; come è stata la stella per i Magi: si cammina sulla terra solo guardando il cielo.
Quanti segni divini nella nostra vita! Mandati per non farci perdere nemmeno davanti alla bellezza di quel bimbo nella culla.
Secondo: notavo una cosa che in realtà mi ha sempre incuriosito: san Giuseppe sta davanti a Gesù, che è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo”, sorreggendosi a un bastone, mentre nell’altra mano ha una lanterna. Perché Giuseppe ha una lanterna? Perché di fronte alla fonte della luce c’è bisogno di una luce?
La sola spiegazione che sono riuscito a darmi è semplice: Giuseppe e ciascun uomo ha dentro sè, con sé, una luce che è il cuore, uno strumento che permette di riconoscere ciò che si incontra e che permette di vedere che quella piccola fiamma è parte, si confonde, con quella luce che viene dalla mangiatoia.
Senza lanterna l’uomo è in balia di ciò che accade.
dalla liturgia ambrosiana:
III° feria dopo l’Epifania
In quel tempo. Giovanni rispose: «Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena».
Vangelo secondo Giovanni 3,28-29.
Vivere la venuta di Cristo significa anche saper riconoscere che Giovanni è “solo” uno mandato avanti e non è la meta. Vivere il Natale sempre non è solo attesa che riaccada, come i vangeli dei giorni scorsi ci hanno raccontato, è anche capacità di riconoscere i segni della sua Presenza ora.
Secondo: la gioia di Giovanni Battista è piena perché lo vede presente. Ma per noi è così? Ci accorgiamo che la sua presenza è gioia per chi lo incontra? Incontrare Cristo è trovare una pienezza che rende lieti.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo primo
LA CREATIVITA’ RELIGIOSA DELL’UOMO
Ma nella dinamica della vita umana c’è un ruolo che è creativo di società: è il ruolo del genio. Il genio è un carisma eminentemente sociale, che esprime in mezzo alla umana compagnia i fattori sentiti dalla compagnia stessa in modo talmente più acuto degli altri che tutti si sentono più espressi dalla sua creatività che neanche dai loro tentativi.
Finché non lessi, anni fa, queste parole di don Giussani, per me il genio è sempre stato uno sommamente intelligente non avevo mai neppure pensato che fosse invece “creativo di società”. Il genio vero è colui che aggrega intorno a sé una vita comune.
La cosa mi colpisce e mi interroga perchè questo dono, l’intelligenza, in questo modo porta in sè il compito: edificare la comunità umana.
E quindi per questo ci diciamo che lo stare insieme deve avere sempre uno scopo: è nella sua genesi che la società si fondi su un elemento di sintesi.
Buon venerdì,
donC

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