Venerdì della settimana Autentica | 3 aprile 2026

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

Oggi Gesù scompare, nel senso che diviene centrale la Croce; oggi è il giorno di Gesù sulla Croce.
Solo che di questo mistero d’amore non potremo mai dire tutto. La logica dell’amore che Dio ha per gli uomini è infinitamente più grande dell’infinito mistero dell’amore umano. Per questo oggi provo a soffermarmi davanti ad alcuni personaggi che in Matteo incontrano Gesù durante il cosiddetto processo e poi sulla cima del Golgota.
Guarderemo solo alcuni dei personaggi che vivono questo momento, tralasciando, per principio, coloro che già abbiamo visto e conosciuto come “schierati”, almeno ideologicamente.

1. Giuda. “ Vedendo che era stato condannato
Per noi, ancora oggi, tradire Cristo è una faccenda personale. Così accade a Giuda, che si accorge dopo, quando vede Gesù condannato, della portata e del significato del tradire.
Così come dobbiamo dirci che la Croce non è il frutto del rifiuto degli altri ma del mio, del nostro, tradire.
Così Giuda arriva ad insegnarci una cosa: tradire Cristo è togliersi la vita, perché chi si toglie la speranza si toglie la vita.


A noi che importa? “Così accade ancora oggi, a chi non importa di Cristo non importa nemmeno che un uomo possa morire ingiustamente. A loro non importa di Gesù e non importa di Giuda. Anche qui la cosa è interessante: nell’esito il tradito e il traditore sono guardati allo stesso modo.

E anche l’immagine delle croci messe sul monte fuori dalla città ci dice che tutti avrebbero potuto scorgerle. Ma davvero pochi sono quelli che guardano, che partecipano a quel dolore. Davvero vivere senza “importarsene” è un fatto comune, anche se non detto.

2. “ Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla …
Stare davanti a Gesù non è frutto di particolare intelligenza, spesso si tratta solo del cedere al pensare comune, si pensa e si dice quello che dicono gli altri e se quelli che comandano sono i potenti allora cedere alla loro misura è quasi doveroso. Non importa se quel popolo aveva visto e sentito, si preferisce stare con chi ha il potere, così il popolo si lascia addomesticare.
Questo accade tutte le volte in cui scegliamo di non guardare al bene ma solo alla convenienza.

3. “ Vi erano la anche molte donne
Mi colpisce molto la fedeltà di queste donne che seguono Gesù per tutta la sua vita pubblica; non solo loro mostrano di aver capito tutto sin dal principio, ma anche non si lasciano determinare da ciò che accade e sono l’immagine di una maternità che accompagna la nascita dell’uomo nuovo, quello redento.
E a questo punto non possiamo non chiedere di poter essere capaci di una tale compagnia a Gesù ma anche a tutti i nostri fratelli uomini, che siano in croce oppure no.

4. A questi personaggi che incontrano Gesù in quest’ultimo tratto della sua esistenza mancherebbero Simone di Cirene, i ladri in croce e anche i soldati. Chiedo che ciascuno possa accostare queste figure facendo la fatica di leggerle nel loro stare davanti a Gesù.


Bartolomeo Schedoni, Deposizione di Cristo, 1613-1614, Galleria nazionale di Parma.

il tempo non mi consente di riprendere questa magnifica opera, faccio solo due note al volo: l’impronta é caravaggesca e si nota, la cosa che mi colpisce è che non c’è lo stesso nero cupo da sfondo ma la freschezza dei colori rende decisamente la drammaticità del momento.
Secondo: la nota della speranza, il segno della vittoria sulla morte, ci è regalata da quelle erbe che nascono proprio “dal sepolcro”; c’è estremo bisogno che le cose siano guardate così: con un filo di speranza. Che diverrà pianta immensa.


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