“Che cosa faccio?”
Dato che ieri, a fine mattinata, mi è venuto in mente che oggi inizia la novena di Natale, la domanda sul cosa fare per aiutare me e voi a vivere questi prossimi giorni si è fatta strada in modo imperioso: dovevo fare qualcosa.
Così ho cominciato a cercare testi, e a leggerli, tra un incontro e l’altro; ma nulla mi ha davvero persuaso. L’ipotesi che stava vincendo era quella di guardare alla figura di san Giuseppe, al suo essere guidato dai quattro sogni evangelici; ma poi ho desistito perché avrei coperto solo cinque giorni su nove.
Così mi sono trovato a mezzanotte passata a cercare di capire cosa dovevo fare, finché mi sono arreso: “piuttosto che fare una cosa fatta male meglio non farla”. E così è.
Con la coscienza che se oggi sarà “solo” un giorno come gli altri sarà perché non mi sono dato il tempo per prepararmi a prepararmi
In questo primo giorno della novena, guardando a san Giuseppe, chiediamoci il tempo per stare un pochino con Lui.
Scusate.
dalla liturgia ambrosiana:
Commemorazione
dell’Annuncio a san Giuseppe
San Carlo, nell’ambito della riforma del Rito ambrosiano da lui promossa, aveva collocato la festa di san Giuseppe a metà dicembre, come preludio alle feste natalizie. Di lì poi scomparve quando il Calendario ambrosiano si adeguò a quello romano e collocò tale festa al 19 marzo. Il Calendario ambrosiano promulgato l’1 aprile 2010, riagganciandosi alla felice intuizione di san Carlo, istituisce, per il 16 dicembre, la Commemorazione dell’annuncio a san Giuseppe con sue proprie letture bibliche: in questo modo la figura dell’«uomo giusto», chiamato da Dio a essere custode del Messia e della Vergine Madre si collega direttamente al mistero natalizio e inaugura i giorni dell’Accolto, che iniziano con il 17 dicembre. Viene così a configurarsi una vera e propria «novena» liturgica di preparazione al Natale.
In quel tempo. Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Vangelo secondo Matteo 1,18b-24.
Capire quello che stava accadendo sarebbe stato impossibile, e forse anche una visione da sveglio avrebbe dato più turbamento che spiegazioni; così a Giuseppe compare un angelo in sogno, come se fosse anestetizzato, e non c’è turbamento, nè paura.
Solo che poi, svegliatosi, deve decidere a cosa credere: alle parole di quella giovane fidanzata e al sogno che ha fatto o al fatto di non capire nulla?
Giuseppe decide di obbedire a ciò che ha visto nel sogno, prende sul serio ciò che il suo cuore grida, e prende Maria.
Accogliere Gesù è credere che possa entrare nel mondo senza chiedere permesso a nessuno, è domandare che possiamo anche noi fidarci dei segni che abbiamo, anche quando paiono più simili a sogni che alla realtà.
Maria vedrà crescere in grembo suo Figlio mentre Giuseppe dovrà solo fidarsi e prendere sul serio il dono di una promessa: “salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Stiamo alla promessa perché interessa il mondo intero; il venire di Cristo è per il mondo e noi accogliendolo ne siamo servitori.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Premessa
Il fattore religioso e la vita
b) Una nota sulla domanda che apre una ricerca attenta
Dio, … è si una presenza perennemente incombente sull’orizzonte umano, ma si situa pur sempre al di là di esso. E quanto più l’uomo spinge l’acceleratore della sua ricerca tanto più questo orizzonte retrocede, si sposta.
Questa seconda nota credo serva a mettere in evidenza che il Mistero non solo è sempre un passo avanti alla ricerca dell’uomo, ma anche che il Mistero stesso è, per definizione, un eterno approfondirsi.
Così la sete di infinito presente nel cuore di ogni uomo è a immagine di un Dio che è perennemente sempre più grande di ogni misura: la ricerca, per questo, si fa sempre più appassionata e attenta, abbiamo in gioco una misura sempre nuova e stupenda.
Buona giornata,
donC

Rispondi a Gabriella Annulla risposta