17 dicembre 2025 | otto giorni a Natale

Ieri in mattinata avevo deciso di riprendere e commentare una caratteristica liturgica dei giorni che precedono il Natale, poi, nel pomeriggio mi è stato detto che i monaci della Cascinazza, nel loro foglio informativo : “la voce dell’eterno, edito per questo Natale hanno fatto la stessa cosa. Sapendo di non essere nemmeno lontanamente In questi giorni riprenderemo le antifone “O”.
Di cosa si tratta?
Nei giorni dal 17 al 23 dicembre la liturgia delle ore romana ha introdotto, almeno dal settimo secolo, delle antifone al Magnificat che caratterizzano ciascuno dei giorni che preparano al Natale.
Nel rito ambrosiano sono arrivate poi come antifone al momento di ricordo del Battesimo.
E cominciano tutte con un vocativo “o”.
Ciascuna poi da una definizione di Cristo che cambia di giorno in giorno, si dice “messianica”, per evidenziare la bellezza e complessità del mistero di Dio che si fa uomo, poi tutte hanno l’invocazione veni e il motivo quotidiano di questa invocazione.
Cominciamo quindi a prendere sul serio la prima delle antifone, quella di oggi:

O Sapienza, che uscisti dalla bocca dell’Altissimo (Sir 24, 5), ti estendi da un estremo all’altro e tutto disponi con forza e dolcezza (Sap 8, 1):
vieni a insegnarci la via della saggezza
(Proverbi 9, 6)

Nel provare a commentare ciascuna delle antifone mi rifaccio a una traduzione più precisa e meno “poetica” di quella della liturgia.
O Sapienza, che uscisti dalla bocca dell’Altissimo; Gesù come sapienza, come gusto della vita, non è venuto nella carne degli uomini di propria iniziativa, “si è fatto carne” come mandato. La prima “definizione” di Cristo che ci diamo è quella di “mandato”.
il Bambino che contepleremo nella mangiatoia tra pochi giorni c’è per un compito, e in questo davvero ha assunto la nostra umanità perché anche noi, tutti abbiamo un compito: rendere evidente nel mondo l’amore del Padre.

Ti estendi da un estremo all’altro e tutto disponi con forza e dolcezza.
Come un manto che copre tutto il mondo e che tutto dirige verso il Destino; la missione di Cristo è il mondo, non i credenti, o quelli che potrebbero esserlo, ma tutti gli uomini, da un estremo all’altro dell’universo, con un abbraccio paziente e forte, nel senso di un giudizio chiaro.

vieni a insegnarci la via della saggezza.
Vivere l’incontro con Cristo-sapienza significa vivere con una qualità che non è frutto solo della conoscenza umana ma anche dell’incontro che ha preso la vita di ogni credente. Vivere guardando Cristo, dipendere da Lui è vivere con saggezza.


dalla liturgia ambrosiana:

Nei giorni delle “ferie prenatalizie” la chiesa ambrosiana canta nella celebrazione del Vespro, durante la Commemorazione del Battesimo, le cosiddette “antifone O”, o antifone “maggiori” che iniziano tutte con l’invocativo “O”.
Si tratta di sette antifone che nel rito romano sono cantate al Magnificat, strutturate a dittico: in una prima anta si ammira un titolo cristologico, nell’altra si invoca che il Signore venga e operi secondo quella sua energia. Dopo la riforma del Concilio Vaticano II sono state introdotte anche entro la Liturgia eucaristica romana, nell’acclamazione all’evangelo. 
Ciascuna inizia con un’esclamazione ammirata al Cristo, invocato nella sua venuta con titoli attinti alle profezie messianiche dell’antico testamento. La prima, che entra nelle celebrazioni di oggi, è un’invocazione della venuta di Cristo, adorato come la sapienza che procede dalla bocca dell’Altissimo e, estendendosi da un capo all’altro dei tempi, dispone tutto con forza e dolcezza. Da lui, che è la Parola in cui tutto ha vita, attendiamo di apprendere la via per discernere eventi e realtà e compiere le scelte giuste.

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

Vangelo secondo Luca 1,1-17.

Comunque, se mi comparisse un angelo davanti, nella penombra della chiesa, anch’io come Zaccaria avrei la tremarella alle gambe. E non so che cosa potrei capire di quanto eventualmente dovesse dirmi.
A Zaccaria invece basta una rassicurazione e lui vive il dialogo con l’angelo come se fosse una cosa normale. Il suo bisogno, la loro sterilità come coppia, lo apre a tutte le possibilità di intervento di Dio; a loro, Elisabetta e Zaccaria, serve solo che Dio intervenga a donare un figlio, e che può importare loro se questo figlio viene dal cielo o da chissà dove?
Il punto vè piuttosto che questo annuncio è di ciò che più desideriamo: la grazia di un figlio era ciò che quei due “anziani” aspettavano per compiere la loro storia. E Dio compie proprio il loro bisogno, non lo corregge e non lo cambia, lo abbraccia perchè loro si accorgano del Suo amore.
E quello che Dio fa con Zaccaria ed Elisabetta lo fa anche con ciascuno di noi.


La vita intesa come mistero e dramma non è frutto della intensità della vita ma di un paragone tra sé stessi, il cuore, e la realtà: scatta così la percezione fisica che occorre “qualcuno” che ci salvi. Il bisogno della rivelazione, lo metteva in luce la conclusione de “Il senso religioso”, emerge dal rapporto con sè, con la coscienza di sé difronte al compito del compimento dentro la realtà data.
Quindi; se viviamo senza dramma è perchè forse abbiamo limitato il nostro rapporto con la realtà alle cose solite, quelle conosciute.


Commenti

Una risposta a “17 dicembre 2025 | otto giorni a Natale”

  1. “O Sapienza, che uscisti dalla bocca dell’Altissimo (Sir 24, 5), ti estendi da un estremo all’altro e tutto disponi con forza e dolcezza (Sap 8, 1):
    vieni a insegnarci la via della saggezza (Proverbi 9, 6).”

    Qs mattina che sorpresa aprire il tuo blog e vedere come foto Santa Maria delle Grazie qui a Milano.

    Ma ancor di piu’ leggere questa antifona. Da rimanere incantati.

    Ricchezza inestimabile che frequenta i nostri cuori. Donata. Invisibile eppure vera. Dolce e forte, come recita l’antifona.

    Il mondo non la conosce. Eppure c’è, e tra poco, tra pochi giorni, rinnovera’ la Sua presenza.

    Grazie anche per il tuo commento. Prezioso davvero. Grazie

    Ciao

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