Al termine del nostro lavoro di ripresa delle antifone in “O” ci divertiamo con due osservazioni: la prima è legata alla sottolineatura che l’invocazione vieni è davvero il centro dell’attesa, dell’invocare Gesù; la seconda è sulle lettere iniziali delle varie definizioni di Cristo, se le prendete in ordine, in senso contrario, otterrete due paroline “Ero Cras” che si traducono: “Sarò domani”, nel senso che il settimo giorno, riferendosi alla vigilia come un inizio dell’accadere, è il giorno in cui tutto quel gridare vieni si compie. Questa notte viene.
Nei vesperi della vigilia, nel rito romano si cita anche l’origine di questa interpretazione: il profeta nel libro delle Cronache predice a Giosafat: “Giuda e Gerusalemme, non temete. Domani uscirete (in battaglia) e il Signore sarà con voi” (2Cr 20,17).
17 –Sapientia – Sapienza
18 –Adonai – Signore
19 –Radix – Germoglio
20 –Clavis David – Chiave di Davide
21 –Oriens – Astro che sorgi
22 –Rex gentium – Re delle genti
23 –Emmanuel – Emmanuele
dalla liturgia ambrosiana:
Vigilia di NATALE
Così fu generato il Signore Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
Vangelo secondo Matteo 1,18-25.
Che cambio!
In poche righe Giuseppe passa dal voler rimandare Maria, pronto a negare un rapporto con la donna che amava a essere lui a dare il nome di Gesù a quel figlio preso ormai come “suo”. Certo erano passati dei mesi tra una cosa e l’altra ma all’evangelista Matteo preme di evidenziarci che è Giuseppe che mette il nome a Gesù, è quell’uomo scelto come “copertura” che accetta di essere protagonista e padre.
Oggi, che ci accingiamo a vivere la festa, questo cambio di prospettiva è davvero da chiedere: c’è estremo bisogno che ciascuno di noi possa dire: quello che nasce è mio “figlio”, o “fratello” se volete.
Abbiamo bisogno di scoprire che quella con Gesù non può essere conoscenza: accettazione di un compito ma vera e propria familiarità.
Non possiamo accontentarci.
Una preghiera per questa giornata:
Avvenga in noi, o Spirito di Dio come avvenne nella Madonna: il mistero del Verbo si fece carne in lei, si fece parte della sua carne e coincideva con le sue espressioni. Così la memoria di Cristo diventi carne della nostra carne, diventi parte di tutte le nostre azioni, consiglio per ogni pensiero e fiamma per ogni affetto, e si muova in noi con tutte le nostre mosse, da mattina a sera, nel mangiare e nel bere, in tutto il vivere e nel nostro morire.
Tratto da: don Luigi Giussani, Il santo Rosario.
Grazie agli amici preziosi che me l’hanno inviato.
Buona vigilia,
donC

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