Week end degli esercizi spirituali della Fraternità di Cl.
Solita domanda: come sono andati? Ieri sera rispondevo così:
fare un bilancio di una cosa su cui dovrò lavorare e riflettere per mesi è un pò prematuro, se invece mi stai chiedendo se mi è piaciuto quello che ho sentito devo dirti di sì, convintamente, perché sempre mi piace che si parli di Gesù.
Se poi devo dire ciò che mi ha colpito è una scena che racconto come segno e conseguenza di ciò che sarà poi chiarito dal lavoro dei prossimi mesi.
Appena finito tutto siamo partiti alla volta di un “baracchino” sulla strada, dove facevano fritto misto al cartoccio e piadine a valanga. Uno spettacolo per gli occhi e una botta incredibile al fegato, botta che era maggiorata se con il fritto prendevi anche le patatine.
Il fatto è che per avere le mie adorate prelibatezze ho dovuto fare un quarto d’ora di fila per ordinare, e altri dieci minuti per avere davanti ai miei occhi ciò che i succhi gastrici reclamavano.
Dovete infatti considerare che nelle indicazioni per uscire dal salone probabilmente avevano dato anche quella del chioschetto, per cui per i miei accompagnatori l’attesa era tutto un “abbracci e baci”con amici e parenti; mentre io ero immobile e con lo sguardo fisso alla meta.
Ma perché racconto di tanta scemenza?
Perchè tutto questo dono del cielo è stato consumato all’aperto, con una temperatura più vicina ai dieci gradi che ai venti, con una leggera brezza che portava le vivande dai 40 ai 5 gradi ogni piatto.
Eppure quella quindicina di adulti non si è lamentata, non ha proposto altri luoghi al coperto, ridendo e scherzando si è mangiato tutto. Come gente che non era unita da ciò che stava facendo ma da Altro.
P.S. Non chiedetemelo, non vi dirò mai dov’è quel chiosco.
dalla liturgia ambrosiana:
LUNEDI’ della II° settimana di PASQUA
In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Vangelo secondo Giovanni 1,35-42.
“Ecco l’agnello di Dio!”. Potrebbe sembrare strano questo brano evangelico a così poca distanza dalla Pasqua, eppure ha un suo senso: i discepoli dopo la Risurrezione di Cristo hanno ricompreso e vissuto in pienezza tutto ciò che avevano, quasi incoscientemente vissuto.
In questo caso possiamo celebrare la grazia di un incontro che ci è accaduto, quasi senza la nostra volontà: ci siamo imbattuti nell’annuncio che ha corrisposto alle domande del nostro cuore e abbiamo passato lungo tempo ad ascoltare quelle parole che danno la vita, ma li siamo stati certi che quell’incontro era quello che riempie la vita intera.
Una certezza che ci ha accompagnato e che ha preso sempre più evidenza in noi. Fino a cambiarci il nome. Perchè noi, non per la voce di Cristo, nell’incontro con Lui abbiamo cambiato il nostro nome, siamo divenuti cristiani, siamo diventati suoi familiari. E cambiare il nome non è cosa piccola, è l’idea di essere divenuti “altro”, innanzitutto possesso di un Altro. E’ l’idea che quell’incontro ha compiuto il nostro destino, non un fatto eccezionale, non una riuscita fuori misura ma il diventare di un Altro, questo è il vero destino che ad un certo punto è accaduto e che dobbiamo imparare a fare nostro.
Catechesi del mercoledì
di papa Leone
I Documenti del Concilio Vaticano II.
II. Costituzione dogmatica Lumen gentium.
7. Santità e consigli evangelici nella Chiesa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
La Costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium (LG) sulla Chiesa dedica un intero capitolo, il quinto, alla universale vocazione alla santità di tutti i fedeli: ognuno di noi è chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virtù e conformandosi a Cristo. La santità, secondo la Costituzione conciliare, non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Gesù, questa virtù «regola tutti mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine» (LG, 42). Il livello più alto della santità, come all’origine della Chiesa, è il martirio, «suprema testimonianza della fede e della carità» (LG, 50): per questo motivo, il testo conciliare insegna che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue (cfr LG, 42), come è sempre accaduto e accade anche oggi. Questa disponibilità alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia.
Tutti i Sacramenti, in modo eminente l’Eucaristia, sono nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santità. Egli santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore: la santità è, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno. A tale proposito, San Paolo VI, nell’Udienza generale del 20 ottobre 1965, ricordava che la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano «essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli». Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo in virtù dello Spirito Santo (cfr Rm 8,29; LG, 40).
La Lumen gentium descrive la santità della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa è creduta «indefettibilmente santa» (LG, 39): ciò non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando «fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (S. Agostino, De civ. Dei 51,2; LG, 8). La triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità. Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione. Perciò la santità non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria.
In questa prospettiva, un ruolo decisivo è assunto dalla vita consacrata, di cui la Costituzione conciliare tratta nel capitolo sesto (cfr nn. 43-47). Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia. Infatti, segni del Regno di Dio, già presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza. Queste tre virtù non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio. La povertà esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castità è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa.
Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: è proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati! Contemplando questo evento, sappiamo che non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza così in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore. La Vergine Maria, Madre tutta santa del Verbo incarnato, sostenga e protegga sempre il nostro cammino.
Buona giornata,
donC

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