Martedì 14 aprile 2026

Ieri Trump ha pubblicato una immagine di lui come Dio.

Anche l’intelligenza artificiale deve avere un limite di decenza.
Passi per il prurito che ha originato quel programma di AI che data la foto di una donna te la riproduce come sarebbe senza vestiti, passi per l’AI che può trasformare chiunque in chiunque, ma che l’AI possa dare retta alle pretese di un uomo potente che voglia rappresentarsi come Dio questo non è accettabile. E’ mille volte peggio di qualsiasi sconcezza pubblicata sino ad ora.
L’ultima volta che abbiamo pensato a noi stessi come Dio eravamo nel giardino dell’Eden e siamo finiti mendicanti pewr il mondo; ora siamo in un mondo in guerra e la pretesa di farci Dio può portarci fino all’inferno.
E se allora era accaduto tutto per una debolezza ora sta accadendo tutto per la presunzione di essere forti, di essere proprio come Dio.

Lo racconto perché quella immagine non solo è una evidente bestemmia ma perché il pericolo è quello di riderci sopra e di accettare silenziosamente l’ipotesi che un uomo possa farsi Dio. Senza tener conto che quell’uomo non si è fatto da solo e nemmeno sa quando sarà il suo ultimo giorno.

Dobbiamo proprio pregare perché il buon Dio, quello vero, doni la pace.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Vangelo secondo Giovanni 1,43-51.

Dopo Pietro ecco l’incontro con Natanaele. Dopo che Gesù è risorto abbiamo, messi in bella evidenza, gli incontri che hanno fatto risorgere gli uomini; perché sia sempre più chiaro che anche noi, chiamati come loro, abbiamo visto, come loro, la Risurrezione come fatto sperimentato: anche noi come Pietro e Natanaele, chiamati dalla morte alla vita.
Pietro arriva a Gesù per via di suo fratello Andrea, ma Natanaele arriva a Gesù attraverso Filippo; se per pietro fidarsi del fratello è cosa semplice per Natanaele fidarsi è più arduo e per questo è importante che però non si sottrae alla verifica di quanto gli è stato annunciato ma accetta la sfida del “vieni e vedi”.
Ma a noi, a me e a te, chi ci sfida, con quel “vieni e vedi”?


Ecco che cosa significa che diciamo “parola del Signore” al termine della lettura del vangelo: ciò che viene letto è solo la trama di un fatto che può essere solo immaginato e quindi interpretato. Anzi per capire ciò che leggiamo “dobbiamo” rifarci al nostro tentativo di immaginare tutto ciò che è dato per scontato dal redattore del vangelo stesso.
Diciamo quindi che il Vangelo è parola del Signore perché la sua lettura, che parte da un incontro, implica un passo dentro il mistero che ha generato e custodito quei fatti.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *