Venerdì 17 aprile 2026

“Bé … come diceva il mio pro-prozio, aiutare un amico pesa quanto una piuma!”
Sono parole di Pippo, all’amico Topolino nel corso dell’avventura intitolata: “Topolino e la campana dei tre rintocchi”.
Una frase che mi è tornata alla mente ieri sera quando mi hanno raccontato che avevano portato un amico in carrozzina su per le scale di san Pio affinché anche lui potesse cantare il Regina Coeli con quelli del Poli.

Non basta il desiderio, per quanto vivo e indispensabile; non basta nemmeno avere delle ragioni serie e vere, occorrono degli amici che ti portino davanti a Gesù. Anche se cammini benissimo da solo.
Credo sia questo l’essere amici: portarsi vicendevolmente davanti a Gesù.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».

Vangelo secondo Giovanni 3,22-30.

Anch’io come Giovanni devo diminuire, in tutti i sensi, e Gesù crescere.
Sembrerà un inizio banale, ma credo piuttosto che sia vitale: vivere per affermare Cristo, questo dovrebbe essere il punto di inizio e di verifica di tutto ciò che facciamo. Perché se ciò che siamo e facciamo non afferma Gesù allora è segno del fatto che stiamo affermando noi stessi; e in questo le parole di Giovanni sono davvero un grande richiamo di metodo.
D’altro canto se è possibile che Giovanni parli di sè come dell’amico dello sposo solo se ha la coscienza che lo sposo è lì. Senza la consapevolezza di vivere alla presenza di Cristo è difficle vivere affermando Lui. Sarebbe già una questione di moralità mentre per il buon Dio la moralità viene sempre dalla affermazione di una presenza, la moralità cristiana è innanzitutto un affetto.


Un fatto sicuramente confortante perché elimina in prima battuta la questione della verifica: la verifica si fa seguendo l’ipotesi di partenza e non considerando un’ipotesi a caso, la verifica della messianicità di Gesù può essere fatta solo tenendo conto che quella a noi pare l’ipotesi più plausibile e non una casualità. Verifichiamo non un “mi pare” ma la definitività del Mistero che in questo fatto si rivela.
Allora parliamo dei fatti che accadono come di avvenimenti: ci fanno fare un salto in avanti nella conoscenza perché per comprenderli ci occorre affacciarci al Mistero; gente che non sa nemmeno perché c’è, trova la ragione del mondo!


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