Giovedì 16 aprile 2026

Balla che ti passa.
Sono ormai diverse volte che, passando per piazza Leonardo, mentre vado alla parrocchia di san Giovanni, mi imbatto in ragazzi sudamericani che ballano. Siamo a metà pomeriggio e paiono poco più che ventenni, qualche volta ho visto una coppia maschio- femmina e qualche altra ho visto due maschi, e volteggiano, cercando di farlo insieme, in una continua giravolta che, nei cento metri che devo percorrere per poi passare oltre, diviene inevitabilmente ipnotica.
Ma c’è un fatto molto bello in tutto questo: la bellezza e l’armonia sono un grandissimo e immenso dono che, nella semplicità di un ballo provato in strada, diviene offerta per tutti i passanti, attenti o distratti non conta, offerta di un fatto di fronte a cui occorre prendere posizione: è desiderabile quel volteggiare oppure no?

Spesso pensiamo che la bellezza sia qualcosa che ci corrisponde , che ci colpisce perché in nesso con noi mentre nella realtà la bellezza è nostalgia di quell’amore che ci è venuto incontro.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15.

Alla fine della questione credo si possa semplificare questo dialogo dicendo che per Gesù rinascere dall’alto è frutto dell’aderire a ciò che sta in terra, a ciò che ci è chiesto ora. Infatti Gesù chiede di accogliere la sua testimonianza, che ci parla di cose della terra.
Mi stupisce sempre: il Mistero non è qualcosa che sta oltre, più in là, è invece qualcosa che accade ora se solo mi permetto di prendere sul serio quello che sto facendo. Anche fare la polvere può quindi essere occasione per mettersi in rapporto con il Mistero di Dio, altrimenti dovremmo davvero considerare certi compiti che la vita ci assegna come un di meno che ci tocca di assolvere e basta.
Ma non c’è nulla che ci sia dato che non sia per vivere il rapporto con il Mistero.


Un’altra sottolineatura che approfondisce la validità e l’importanza di ciò che si è detto sui Vangeli: possiamo capire chi sia Gesù Cristo lavorando su quelle scene, su quegli appunti e soprattutto facendo lo sforzo di immedesimarci con quello che hanno vissuti gli amici, e i nemici, di Gesù.
E’ quella che le persone studiose chiamano conoscenza per immedesimazione.
Certo; questo implica la scelta di dare un tempo e uno spazio, dentro le nostre giornate.


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