Mercoloedì 29 aprile 2026

Pasta fredda.
Alle feste di laurea si mobilita, solitamente, l’intera comunità: ci sono persone che pensano alla cucina, altre che preparano la serata, altre ancora che preparano e abbelliscono la sala, poi c’è anche, naturale, chi canta e chi suona, chi fa l’audio e chi fa da segreteria e accoglienza.
Solo che lunedì le comunità, dopo l’impegno del MuD della scorsa settimana, avevano una grande festa in università, e la serata per qualcuno era finita davvero tardi. Così le feste di laurea sono diventate un’altra cosa da preparare.

Infatti ieri mattina avrebbero dovuto preparare i pasti in cucina a san Pio ma fino all’ora di pranzo non si è visto nessuno, tutti impegnati a riposare.
Alle 12 però sono riaccesi i fuochi, qualcuno ha iniziato a tagliare pomodorini mentre altri se la vedevano con la più “scivolosa” mozzarella, si iniziavano a preparare gli ingredienti per una pasta fredda gigante. Sarebbe stata consumata a cena la sera in un altro oratorio privo di cucina.

E fin qui solita vita, se non fosse che era la prima pasta fredda della stagione 2026.

La cosa che mi ha colpito è stato il vedere uno dei festeggiati, laureato da qualche giorno, che si è dato da fare in cucina per buona parte della giornata, per aiutare nella preparazione. Solitamente i festeggiati non fanno nulla, sono festeggiati. Ieri ha vinto la gratitudine e la letizia per una vita che si compie, per una compagnia che dona vita, a chi decide di dare la sua vita.

Dobbiamo solo dare tutto, per veder tutto fiorire.


dalla liturgia ambrosiana:

Caterina nacque a Siena, presso la chiesa di S. Domenico, probabilmente nel 1347, ventiquattresima dei venticinque figli del tintore Giacomo Benincasa e della seconda moglie Lapa Piacenti. Caterina sentì precocemente la vocazione a consacrarsi totalmente al Signore nell’Ordine domenicano: fu inizialmente ostacolata, sia a livello familiare che istituzionale, ma dopo una grave malattia infettiva, che le deturpò il viso, poté vestire l’abito delle “ Mantellate” del terz’ordine domenicano. Restò però nella casa paterna, costruendosi lì lo spazio spirituale per quella che chiamò la “cella della mente”. Durante questo ritiro, che durò tre anni, Caterina parlerà solo con il suo padre spirituale. A vent’anni, le apparve, con Maria ed altri santi, Gesù che le diede l’anello nuziale e, in una successiva apparizione, le chiese di dedicarsi al rinnovamento della Chiesa. Estasi e visioni divennero consuete nella sua vita; il suo fervore fu ben presto notato e attorno a lei si formò una piccola comunità in cui i discepoli-segretari scrivevano le preghiere da lei pronunciate nel corso delle estasi.
Il Dialogo della Divina Provvidenza, la sua opera più importante, quasi la summa del suo pensiero teologico e della sua esperienza religiosa, è stata anch’essa dettata sotto ispirazione divina. Il suo intenso rapporto con Dio provocava in Caterina una straordinaria capacità di discernimento, anche a livello politico-ecclesiastico. Ormai uscita dalla vita nascosta, il suo ardito programma fu quello di riformare la Chiesa, di spronare i ministri ad abbandonare il lusso e la simonia, e ristabilire la santa sede a Roma.
Si pensò a lei quando si trattò di convincere il papa, residente in quel momento ad Avignone, a tornare a Roma. Gregorio XI tornò, ma poco dopo morì e divenne papa Urbano VI. Caterina, pensando d’aver ormai compiuto la sua missione, si dedicò alla riforma dell’Ordine Domenicano, al quale era legata come terziaria, dettando i suoi messaggi spirituali e prodigandosi con amore in ogni opera di misericordia. Ebbe una particolare attenzione per i malati, e con fermezza e dolcezza si fece mediatrice di pace tra le città e le famiglie in discordia. Mentre era intenta a quest’opera di risanamento spirituale, un gruppo di cardinali impugnò l’elezione di Urbano VI, eleggendo un antipapa con sede ad Avignone.
Caterina, chiamata dal papa stesso, corse nel 1378 in sua difesa a Roma. Qui visse i suoi ultimi anni continuando la sua attività di pacificazione e di esortazione, e prodigandosi per il bene di tutti, come già aveva fatto a Siena. Morì a soli 33 anni, il 29 aprile 1380, col cuore spezzato dal dolore per non aver potuto vedere la fine dello scisma.
Lasciò, come frutto maturo del suo pensiero, oltre al Dialogo della Divina Provvidenza, 382 lettere indirizzate a papi, religiosi, religiose e laici, 22 orazioni, 25 elevazioni scritte dai discepoli mentre era in estasi.
Nel 1461 fu canonizzata, nel 1939 proclamata patrona d’Italia e, nel 1970, dottore della Chiesa.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Vangelo secondo Matteo 25,1-13.

Caterina “incolta” agli occhi del mondo è vergine saggia e prudente secondo il vangelo e dottore secondo la Chiesa. Chi osa vivere la vita seguendo l’amore di Cristo impara a vivere in una dimensione nuova e più grande; la vergine prudente aspetta quello che aspettano tutte le altre vergini ma il desiderio abbracciato la porta a vivere il desiderio come attesa; sino a calcolare che per attendere occorre essere preparati.
Avere o non avere l’olio non è essere o meno previdenti ma è l’esplicitarsi della vera posizione: “nell’esperienza di un grande amore tutto diventa avvenimento nel suo ambito” diceva Romano Guardini.


Il secondo elemento che segna il cammino della convinzione per ciascun credente è la “strana” commistione tra potere e bontà: Gesù può tutto ma ci lascia la possibilità di sperimentare sempre la sua bontà che si piega sulla nostra estrema povertà.
In fondo è solo bontà divina quella che ci permette di accogliere dentro il nostro limite umano un amore che va ben oltre noi, che ci conquista e ci affascina.
Giussani non ha timore di paragonare l’amore di Cristo per ciascuno come l’amore di un bambino che si affeziona ed emoziona per tutto ciò che vede accadere intorno a sé.


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