Domenica alla maratona di Londra è successa una cosa incredibile: un uomo, un keniano, ha corso gli oltre 42 km della gara in meno di due ore.
Per chi conosce qualcosa di atletica è una cosa fenomenale, nessuno avrebbe mai nemmeno messo in conto che sarebbe potuta succedere questa cosa.
Un uomo è potuto resistere per tutto quel tempo a uno sforzo che non sarebbe eccessivo definire sovrumano. E anche il secondo e il terzo classificato hanno fatto tempi più bassi del precedente record del mondo.
In verità qualche anno fa qualcuno aveva provato ad abbattere il record ma la cosa non era stata omologata perchè si trattava di un appuntamento costruito apposta per permettere a un certo atleta di fare quel record.
Domenica, per le strade di Londra, insieme ad altri 59 mila podisti, il primo classificato ha fatto ciò che non era immaginabile.
Due osservazioni che ci riguardano:
Il vincitore ha corso fino agli ultimi 500 metri insieme a un gruppetto che via via si è sgranato: possiamo andare oltre i nostri limiti se “corriamo” con altri, nessuno riesce a fare un record così senza “compagnia”.
Secondo: alcuni giorni fa, con una certa enfasi, i giornali riportavano di un robot che aveva battuto il record della mezza maratona, peccato che pochi metri prima dell’arrivo era inciampato, cadendo rovinosamente a terra, restandoci. Ciò che pensa l’uomo, l’artificiale, è più umano dell’uomo mentre l’uomo, pensato e fatto da Dio, l’originale, non solo non cade ma sa anche andare oltre sè, se dovesse cadere sa anche rialzarsi: è opera di Dio.
E tutti noi nelle nostre giornate abbiamo da fare le nostre corse, e battere i nostri record. Auguri.
dalla liturgia ambrosiana:
MARTEDI’ della IV° settimana di PASQUA
memoria di santa Gianna Beretta Molla
Gianna nacque a Magenta il 4 ottobre 1922 da Alberto e da Maria de Micheli. Era la decima figlia di una famiglia profondamente cristiana che diede alla luce tredici figli, di cui tre consacrati a Dio e cinque morti in giovane età. Per le precarie condizioni di salute del padre, i Beretta, nel 1937, si trasferirono a Quinto Mare (Genova), dove Gianna poté, nel 1942, conseguire la maturità classica. Frequentando l’Azione Cattolica, fu invitata a partecipare a un corso di esercizi spirituali che segnarono una svolta significativa nella sua vita. In quell’anno morirono entrambi i genitori; Gianna ritornò con i fratelli a Magenta e si iscrisse alla facoltà di Medicina, prima a Milano, poi a Pavia. Laureatasi nel 1949, si specializzò in pediatria.
Nel 1952, aprì a Mesero un ambulatorio nel quale impegnò tutte le sue energie fino alla morte, mentre contemporaneamente si dedicava all’apostolato all’interno dell’Azione Cattolica. Aveva inizialmente pensato di svolgere la sua professione di medico in missione, raggiungendo in Brasile il fratello cappuccino, padre Alberto, ma l’incontro con l’ingegnere Pietro Molla cambiò i suoi progetti. Si sposarono l’8 dicembre 1954 e l’esemplare famiglia fu allietata dalla nascita di tre figli. Alla quarta gravidanza si presentarono seri problemi, che Gianna affrontò con fermezza e serenità. Al chirurgo che la sottoponeva ad un intervento disse: “Prima salviamo il bambino! Per me non si preoccupi”. Riuscì a portare a termine la maternità contro ogni parere dei medici; prima del parto disse al marito: “Se dovete decidere fra me e il bambino, nessuna esitazione: scegliete, e lo esigo, il bambino. Salvate lui”.
Il 21 aprile 1962 nacque Gianna Emanuela e il 28 aprile Gianna moriva nella sua casa, a Ponte Nuovo di Magenta. Fu sepolta a Mesero.
Il suo caso impressionò profondamente l’opinione pubblica. Papa Paolo VI, il 23 settembre 1973, nell’allocuzione dell’Angelus domenicale, parlò di Gianna Beretta Molla indicandola come esempio di “meditata immolazione” a una società troppo facile a soffocare la vita. Il 24 aprile 1994, Giovanni Paolo II la iscriveva nell’albo dei beati. Durante l’anno santo del 2000, per intercessione della beata, si ebbe un altro miracolo nella Diocesi di Franca (São Paulo, Brasile): una bimba, quarta figlia di una giovane coppia crebbe nel grembo materno, nonostante l’irrecuperabile perdita del liquido amniotico, nascendo perfettamente sana. Dichiarato autentico anche questo miracolo (2003), Giovanni Paolo II decise di proclamare santa Gianna Beretta Molla il 16 maggio 2004.
In quel tempo. Molti dei discepoli del Signore Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Vangelo secondo Giovanni 6,60-69.
“Questa parola è dura”. Alla vita talvolta sembra non bastare il fascino che l’ha presa, e allora nasce la mormorazione, uno dei più grandi e diffusi peccati: mormorare è infatti un modo di mettere una distanza tra me e ciò che ho visto, usando come scusa una difficoltà che in realtà non è obiezione. Basti pensare all’andare in montagna: chi vuole la cima non si ferma alla condizione della salita.
Per questo è molto giusta la risposta di Gesù: “allora faresti a meno di me?”, perché quello che c’è in gioco non è la durezza della sequela ma il fascino di Cristo che ti ha preso. E lo Spirito è invocato per non eludere la durezza ma per renderci conto che non si è soli nella fatica della propria adesione.
Quando faccio vincere il mio desiderio di dire sì a ciò che ho visto riesco a fare cose che non avrei mai immaginato; questo è il dono dello Spirito. La carne frena e lo Spirito lancia nella vita custodendo e accompagnando il nostro desiderio di appartenenza a quella forma di vita che ci è venua incontro.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quinto
UNA PROFONDITA’ DI CERTEZZA
1. La traiettoria della convinzione
a) La scoperta di un uomo senza paragone
Il miracolo più grande, da cui i discepoli erano colpiti tutti i giorni, non era quello delle gambe raddrizzate, della pelle mondata, della vista riacquistata. Il miracolo più grande era quello già accennato: era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre. Non c’è nulla che convinca l’uomo come uno sguardo che afferri e riconosca ciò che esso è, che scopra l’uomo a sè stesso.
Dobbiamo riconoscerlo: è proprio così, noi abbiamo ceduto a uno sguardo che ci ha svelato il mondo intero, e, in esso, noi stessi. Quando abbiamo incontrato la presenza di Cristo c’è stata per noi la bellezza di un abbraccio dello sguardo: nessuno mai ci aveva considerato così: “tu sei prezioso ai miei occhi” (Is 43,4).
Vivere desiderando quello sguardo è la cosa più vera che possiamo fare in ogni nostra singola giornata.
Buona giornata,
donC

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