Ultima metro.
Andando a dormire tardi non è la prima volta che mi capita di sentire, dalla finestra aperta della mia camera, cose del tipo: “corri che l’ultima metro passa tra tre minuti!”, spesso poi queste parole sono condite con improperi vari o bestemmie più o meno colorite.
E mi viene da sorridere.
I ragazzi che si invitano l’un l’altro a muoversi, per non perdere l’ultima metro, sono gli stessi che, in branco nella piazza, qualche istante prima si atteggiano ad essere adulti.
E mi fanno sorridere perché quello che appare è che puoi pensare di te quello che vuoi, anche che sei un gran bel tipo, ma poi devi piegarti alla realtà. C’è, in tutto questo, un grande richiamo: desiderio e realtà devono sempre stare insieme, per evitarci di finire in una vita fatta o di finzione o di rinuncia.
C’è bisogno che tutte le cose stiano insieme e che noi siamo sempre noi stessi perché si possa parlare di compimento e di felicità.
Altrimenti correre a prendere l’ultima metro è solo un duro ritorno alla realtà: non sono quello che vorrei essere.
dalla liturgia ambrosiana:
LUNEDI’ della IV° settimana di PASQUA
In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Vangelo secondo Giovanni 6,44-51.
Gesù di sè e del pane, deve affermare davanti a tutti la provenienza: altrimenti potrebbe essere che si parli di suggestione o di manipolazione: quel pane viene dal cielo, non è Lui che si fa pane. E’ per il rapporto con il Padre che diviene capace di essere altro da sè, e questo vale anche per noi; la versione migliore di noi stessi non verrà mai dal puro e semplice riconoscere ciò che dovremmo o vorremmo essere, la nostra versione migliore verrà sempre e solo dal rapporto con Gesù.
E questo è “per la vita del mondo”; essere migliori, essere diversi non è perché abbiamo a piacerci di più, perché possiamo essere contenti di noi ma perché il mondo possa conoscerLo. E’ questo che credo vada sempre messo a tema: siamo inviati, siamo nati, per la salvezza del mondo, non per altro.
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ
PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA
E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)
VISITA ALLA PRIGIONE DI BATA
Mercoledì, 22 aprile 2026

Cari fratelli, care sorelle!
In alcuni posti dicono che la pioggia è segno della benedizione di Dio! Chiediamo che sia così! E viviamo questo momento anche come segno della vicinanza di Dio, Dio che mai ci abbandona.
Ho ascoltato con attenzione le vostre parole. Grazie per la chiarezza e per averci mostrato che, anche nelle difficoltà, la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute.
Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore. Possiamo dirlo con certezza, perché Gesù ci ha rivelato questo in ogni incontro, in ogni gesto e in ogni parola. Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito.
In questo mio viaggio, sto sperimentando che la Guinea Equatoriale è una terra ricca di culture, lingue e tradizioni. Le vostre famiglie, le vostre comunità e la vostra fede sono una grande forza per questa Nazione. Anche voi fate parte di questo Paese. L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male. Non c’è giustizia senza riconciliazione. È un lavoro immenso, di cui una parte può avvenire dentro la prigione e un’altra parte, ancora maggiore, deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia.
Voglio parlarvi, infatti, soprattutto di speranza e di cambiamento. Anche se il carcere appare un luogo di solitudine e desolazione, questo tempo – come è stato detto – può diventare un tempo di riflessione, di riconciliazione e di crescita personale. Si faccia di tutto, ad esempio, perché vi sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità. La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova.
Fratelli e sorelle, non siete soli. Le vostre famiglie vi amano e vi aspettano, e molti, al di fuori di queste mura, pregano per voi. E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco. Pensate anche al vostro Paese, ai giovani della Guinea Equatoriale che hanno bisogno di esempi di perseveranza, responsabilità e fede. Ogni sforzo di riconciliazione, ogni gesto di bontà, può diventare una fiammella di speranza per gli altri.
Desidero ringraziare anche coloro che lavorano in questo centro penitenziario: il Direttore, gli Agenti e il Cappellano. Il loro servizio è fondamentale quando coniuga sicurezza, rispetto e umanità, garantendo l’ordine necessario ad accompagnare i detenuti in un percorso di reinserimento e di ricostruzione della propria vita.
Cari fratelli e sorelle, Dio non si stanca mai di perdonare. Egli apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio.
Affidiamo questo cammino alla Vergine Maria, Madre di Misericordia. Che ella accompagni le vostre vite, consoli i vostri cuori e protegga le vostre famiglie. Oggi voglio assicurarvi la mia vicinanza e la mia preghiera per voi e per tutto il popolo della Guinea Equatoriale. E ricordate sempre: una persona che si rialza dopo essere caduta è più forte di prima. Che il Signore vi conceda pace, speranza e forza per ricominciare.
Fratelli e sorelle, sotto questa pioggia, che è benedizione di Dio, preghiamo insieme la preghiera che Cristo ci ha insegnato, dicendo: Padre nostro…
Se poi qualcuno avesse tempo e possibilità, rispetto all’idea di cosa possa essere la scuola, raccomando moltissimo ciò che papa Leone ha detto ieri agli insegnanti di religione:
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/04/25/0333/00674.html
Buona giornata,
donC

Lascia un commento