LXIII Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni
Messaggio di papa Leone XIV per questa giornata:
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/vocations/documents/20260316-messaggio-vocazioni.html
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
Vangelo secondo Giovanni (10,11-18.)
” Il pastore bello “
Il messaggio di papa Leone per questa giornata di preghiera per le vocazioni inizia mettendo al centro questa precisazione: nel testo greco il termine per definite il pastore non è buono, qualità che tutti possono avere, ma bello, come conseguenza del rapporto con il Padre: Gesù, e quindi ciascuno di noi, è immagine e somiglianza del Padre. E nel testo del vangelo di Giovanni Gesù ha appena rimarcato questa cosa.
Ma chi è “pastore bello”?
” Il buon pastore dà la propria vita per le pecore “
Queste poche parole ci danno un’idea piuttosto chiara della bellezza del pastore:
“dà la propria vita“; non si tratta di fare qualcosa nè di amare, e basta, le pecore: dona la vita e la dona senza che sia stata chiesta, senza che sia stata meritata; il pastore bello è uno che ama l’altro più di sè.
“per le pecore“. Le pecore sono quelli che seguono perché realizzano che è la cosa più conveniente da fare.
Il pastore è bello perché risponde, senza metterla a tema, a una domanda dell’uomo: per cosa vale la pena vivere?
” Conosco le mie pecore “
Conoscere è la forma concreta di un rapporto d’amore; non si ama se non si conosce e non si conosce se non si ama, le due cose mi paiono congiunte. Infatti Gesù ci conosce e ci ama.
Inciso: se noi non conosciamo Gesù è perché amiamo poco?
Una seconda sottolineatura è che la conoscenza è sempre individuale: il buon Dio ci conosce uno a uno; così ognuno deve fare il prorpio percorso di conoscenza di Cristo.
Oggi è la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, in particolare sacerdotali.
dopo aver cercato di dirci chi è il pastore “bello” proviamo brevemente a dirci come si può diventarlo; Papa Leone XIV nel suo messaggio accenna a tre verbi: fermatevi, ascoltate, affidatevi.
Tretermini che indicano il bisogno di un lavoro su di sè e non semplicemente delle cose da fare.
Per diventare belli, come il pastore bello, occorre coltivare il rapporto con Lui.
Gesù buon pastore, 425/426, Mausoleo Galla Placidia, Ravenna
Come spesso accadeva l’immagine evangelica usa una precedente immagine per rendere il concetto, il modello in questo caso è l’Hermes Kriophoro che porta l’ariete da sacrificare.
Oggi ho scelto di mettervi questa immagine perché mi colpisce la continuità tra il cielo del soffitto e quel Gesù che funge da porta al pascoli del paradiso: tutto l’universo si ferma davanti a quella presenza, mite e mansueta come le pecore ma forte e possente come una strettoia che vaglia tutto ciò che passa.
Il pastore è custode.

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