In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
Vangelo secondo Giovanni (14,25-29.)
Durante questa settimana, giovedì, celebreremo la festa dell’Ascensione del Signore, per questo ho cercato di tenerne conto anche nella lettura del brano del vangelo di Giovanni che oggi ci è proposto dalla liturgia.
Gesù ascende ma a noi cosa lascia? Se volete guardare la miniatura d’apertura: quali sono le “impronte” che Gesù lascia sulla terra?
” Vi lascio la pace “
Che Gesù ci abbia lasciato la pace di questi tempi non si direbbe: la guerra è ormai un prodotto tipico di molte parti del mondo.
Quindi che cosa significa che Gesù ci lascia la pace?
Innanzitutto che si tratta di un dono che riceviamo e che non facciamo noi. Se è Lui che ci dona la pace vuol dire che è una cosa sua.
E quindi quel dono va invocato proprio come regalo, come dono; e non solo per le nazioni in guerra, ma anche per i nostri cuori.
Chiedere che Gesù ci doni la pace è come chiedere che Lui resti con noi.
” Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi “
Gesù ci lascia la pace e noi ci crediamo a questa promessa perché, in fondo, la pace l’abbiamo già incontrata incontrando Lui, la sua Presenza.
Sappiamo che ciò che ci promette è vero perché l’abbiamo sperimentato.
Ma forse è facile dimenticare che quella pace l’abbiamo davvero trovata, per questo dobbiamo chiedere di imparare a non andare oltre.
” Il paraclito, … lui vi insegnerà ogni cosa “
C’è bisogno dello Spirito Santo perché l’uomo non abbia mai a perdere ciò che ha ricevuto. Anche questo è un dono che riceviamo e che ha il meraviglioso potere di aiutarci ad andare oltre noi stessi.
Ci “insegnerà ogni cosa”; mi colpisce pensare che il dono dello Spirito è perché innanzitutto io possa imparare, cioè che io possa avere coscienza di ciò che sono, di ciò che ho ricevuto, di ciò che mi circonda.
Il primo dono dello Spirito è la coscienza di me e del mondo.
” … E vi ricorderà ciò che vi ho detto “
Sembra quasi strano questo secondo frutto dello Spirito Santo: ricordare. Eppure senza il ricordo la coscienza, la conoscenza, sono davvero poca cosa: il ricordo è il frutto vero della affezione, il fatto che ciò che si è imparato, che si è vissuto, entra nella vita.
Ricordare é, dovrebbe essere, il gesto di ogni discepolo, per ogni giorno.
Mi ha molto colpito questa immagine, di cui però non ho rintracciato l’origine: innanzitutto per le impronte dei due piedi che restano sul monte, segno di una presenza che non si perde nel ricordo ma che resta concreta e visibile. Secondo: mi colpisce la piantina che cresce in cima allla collinetta: la presenza fisica è finita ma inizia una vita nuova, quella è segno di una presenza che continua.

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