C’è chi viene da lontano, perché dopo la laurea è tornato ad abitare a casa, c’è chi arriva un pochino in ritardo, direttamente dall’ufficio, c’è chi lascia a casa un figlio di pochi mesi, c’è chi si è mosso per invitare amici. C’è chi semplicemente non ti aspetteresti.
Comunque un grande aiuto.
Ieri sera seconda serata consecutiva sulla scuola di Comunità, stesso capitolo e paragrafi ma diverso ordine del giorno. Repetita iuvant. E’ il caso di scriverlo.
Se la pedagogia di Gesù nel rivelarsi è una osmosi che nel tempo passa fino a cambiare il modo di conoscerlo, allora tutti quei volti che hanno partecipato sono per me lo strumento di quella osmosi.
Avviandoci alla conclusione di un anno la stanchezza si fa sentire, anche le idee cominciano a non fluire più immediate e abbondanti, come al principio dell’anno, e tutto pare essere ulteriormente pesante per via di ciò che accade nel mondo. Ma ci sono volti che ti richiamano con il loro sì, con la loro fiducia, con la libertà della loro offerta.
Ieri sera una domanda ha attraversato il lavoro comune: come si riprende ogni volta il cammino della fede, la stima per la compagnia?
Come sempre non c’è stata la risposta definitiva, quella che arriva dall’alto e chiude la questione; e quella domanda mi sono trovata a fianco riaprendo gli occhi questa mattina: perché ricominciare?
Perché riparti?
dalla liturgia ambrosiana:
VENERDI’ della VII° settimana di PASQUA
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Vangelo secondo Giovanni 16,5-11.
Il punto di partenza è che Gesù vorrebbe che i suoi amici gli chiedessero: “dove vai?”, semplicemente perchè è questo che si fa quando una persona cara ti dice che se ne va. Ma i discepoli non arrivano nemmeno a quella domanda, lo schck per quella notizia, lo avevano riavuto da poco, è davvero da lasciare attoniti e senza parole.
Così in un battito di ciglia Gesù capisce che quei poveretti dei suoi amici non capiscono cosa stia succedendo, ma vanno consolati; viene da questo il parlare dello Spirito. Un consolatore che non fa discorsi, non distrae, non batte nemmeno pacche sulle spalle, semplicemente darà ragione delle cose che restano sempre nervi scoperti per i credenti: il peccato la giustizia e il giudizio. Quante nostre domande potrebbero avere risposta se invece di arrovellarci in mille pensieri semplicemente imparassimo a lasciarci illuminare dallo Spirito.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
2. A causa sua: il centro della libertà
Lentamente Gesù colloca la sua persona al centro della affettività e della libertà dell’uomo. E questo diventa sferzante quando Egli si pone addirittura in paragone con gli affetti più intimi dell’uomo stesso.
C’è una grande differenza tra mettere Gesù al centro e vedere che Gesù si mette al centro! Nel primo caso resto io il protagonista delle cose nel secondo io sono spettatore dell’opera di Cristo.
Questa è la grande novità nel cammino di conoscenza della persona di Cristo: vuole essere al c entro della conoscenza e del pensiero; in questo modo lo conosco sempre più.
Questo però implica il mettere in secondo piano quelle cose che riteniamo essere il centro della vita: gli affetti, le passioni e anche le doti, devono essere guardate riconoscendo che sono “date” e che non ci può essere altre attenzione che al “donatore”.
Ma questa è la lotta dell’intera vita!
Buon fine settimana, buona Pentecoste!
donC

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