Mercoledì 27 maggio 2026

Era venuta per chiedermi di una questione, ma poi aveva ceduto, forse la cosa da chiedere era solo una scusa per venire; comunque ha ceduto, ad un certo punto ha cominciato a dire di sè, delle mille paure e dei mille dubbi che le agitano il cuore, era spaventata dei suoi stessi pensieri.
Mentre la ascoltavo mentre poco a poco si apriva, avevo l’impressione che in realtà non stesse parlando a me ma che per la prima volta stesse dicendo a sè stessa chi è, che cosa desidera, per che cosa è fatta.
Insomma, una situazione dove io mi trovo a pensare che farei qualsiasi cosa per rendere conforto il mio voler bene. E così ho cominciato a scervellarmi: vediamoci, facciamo, incontriamo, … E lei pian piano è uscita da quella specie di tunnel e ha cominciato a pensare con me cosa sarebbe possibile fare per alleggerire la situazione; ed abbiamo avuto anche delle ottime idee, ma guardavo a tutto quel pensare e progettare come se fosse un palliativo, un motivo di benessere momentaneo. Non mi bastava. Mancava qualcosa, ma non sapevo cosa, non ci arrivavo, era lì, che pulsava nell’aria ma non mi veniva in mente ciò che era davvero necessario.

Finchè, quando si è alzata dalla sedia per andarsene, mi ha detto solo: “preghiamo”.
Lì ho capito cosa mancava.
L’ho capito per la fede di una ragazza che ha quarant’anni meno di me.
Grazie.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Le folle si accalcavano attorno al Signore Gesù. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!».

Vangelo secondo Luca 8,42b-48.

Come sarebbe se riuscissi a toccare il manto di Gesù, anche di nascosto, anche di spalle, anche senza che lui vedesse? Per chi ha incontrato Cristo deve essere una questione reale quella “fisica”: Lui conta così tanto che non puoi non stargli addosso per ogni occasione. E sarebbe non un gesto di idolatria o di divismo, sarebbe comunque un atto di fede; vero.
Perché credere che toccare Gesù possa togliere il male dalla vita non è cosa da poco, il male si toglie solo così: affermando nella vita una presenza che sana, che dona salute, magari non solo del corpo ma anche dell’anima.
E quella donna, considerata da tutti una impura, una che non poteva avvicinarsi agli uomini, figurarsi a Dio; lei dopo dodici anni può osare quello che gli altri per perbenismo non avrebbero mai fatto, tocca Gesù intrufolandosi tra gli uomini. Lei, passando tra la folla, toccandoli, li rende tutti impuri ma nello stesso tempo indica a tutti come avere quella salvezza che volevano, che cercavano ma che non osavano: lei impura mostra a tutti gli impuri dopo di lei che la salvezza, la vera sequela, è buttarsi su Gesù!


Bellissimo! Cediamo a un criterio diverso da noi stessi solo da innamorati! Per questo facciamo così fatica a cedere: o non siamo innamorati di Gesù o lo siamo ancora di noi stessi, con la testa capiamo ciò che è giusto ma il cuore batte altrove, per questo non cediamo mai.


Commenti

2 risposte a “Mercoledì 27 maggio 2026”

  1. Claudio Cogorno

    Quel che scrivi oggi ” fa scopa ” con la chiaccherata fatta su Rai 3 nella trasmissione Kong del 14 maggio tra Fabio Volo e Franco Nembrini che consiglio di veddere

    https://www.raiplay.it/video/2026/05/Kong—Con-la-testa-tra-le-nuvole—Puntata-del-14052026-a1b58d70-8795-40d3-89bd-28f2767e7d2a.html

  2. Mi sono commosso quando ho letto di questo tuo incontro. Ho pensato al bisogno che i nostri cuori hanno di essere liberati, quanti ‘ attendono ‘ questa liberazione.
    E quante volte questo paesaggio sconfinato che è la vita viene rinchiuso dal nostro bisogno di sicurezza e dalla volontà di controllare tutto.

    Provate ad ascoltare l’adagio di Mozart, concerto n. 23 k 488 piano e orchestra: sembra descrivere questa attesa.

    Mi permetto.

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