“Figlia del tuo figlio”.
L’altra sera un padre con i figli grandi mi citava questo pezzetto dell’inno alla Vergine per raccontarmi la gioia del suo essere genitore: sta iniziando a vivere con i suoi ragazzi un rapporto simile a quello che Maria viveva con Gesù: figlia del suo figlio.
Devo essere sincero, da subito ho pensato a me, al fatto che ormai da diversi anni sto facendo l’esperienza dell’essere figlio di coloro che dovrei educare. Ed è un regalo immenso.
Anche ieri è stato così.
La mattina una coppia che mi racconta della bellezza dell’inizio di un amore e il pomeriggio un’altra coppia che mi racconta la fatica del dire la parola “fine”. Per i primi avrei stappato lo spumante, per i secondi avrei dato un braccio perchè non soffrissero.
Ma la realtà è che i primi non ti chiedono di sbocciare lo spumante e i secondi non ti chiedono di prendere il loro dolore, che resta il segno di un amore. Così, come padre, devi fermarti un istante prima, e guardare, impotente.
Come fa Gesù che mi guarda sempre e che non mi ferma mai, lascia che io viva, e impari.
Poi, quando lo cerco, il suo abbraccio mi aspetta sempre. Ma non me lo concede, se non quando sono io a cercarlo.
dalla liturgia ambrosiana:
VENERDI’ della I° domenica dopo PENTECOSTE
Memoria di san Bonifacio, vescovo e martire
Bonifacio è il grande apostolo della Germania, ma estese la sua azione missionaria anche nel regno dei Franchi.
Wilfrido – era questo il suo nome di battesimo – era nato circa il 675 a Wessex, nell’Inghilterra sud occidentale, e fu monaco benedettino a Exeter e a Nursling, dove divenne abate. Desideroso di portare l’evangelo alle popolazioni delle regioni germaniche oltre il Reno, dopo aver compiuto, senza successo, un primo viaggio nella Frisia, nel 716, venne investito da papa Gregorio II della missione evangelizzatrice della Germania. Passò dalla Turingia alla Frisia, soggetta ai Franchi, e vi operò le prime conversioni.
Nel 722 il papa lo chiamò a Roma per consacrarlo vescovo non di una diocesi, ma di tutta la regione oltre il Reno, legato direttamente al papa come vescovo suburbicario della diocesi di Roma. Il successore nella sede apostolica, papa Gregorio III, gli affidò inoltre la missione di portare l’evangelo in Baviera. Per poter adempiere alla sua missione di evangelizzatore, Bonifacio domandò a papa Zaccaria l’immunità pontificia per la fondazione del monastero di Fulda, che divenne il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania. Venne assassinato durante la celebrazione della messa con 52 compagni dai Frisoni, ai quali portava il vangelo, presso Dokkum: era il 5 giugno 754, solennità di Pentecoste. Il suo corpo riposa nell’abbazia di Fulda.
La vastità del suo impegno missionario, che lo mise in relazione con papi e re, gli attribuì un’influenza a dimensione europea, che permise il passaggio della storia del papato dal periodo bizantino a quello franco.
In quel tempo. Sul far del giorno il Signore Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
Vangelo secondo Luca 4,42-44.
La sveglia all’alba di Gesù potrebbe essere riletta, dai più pigri, come un segno che svegliarsi presto è legato a un compito; se non ho compito, se non devo annunciare, posso decidere di svegliarmi quando voglio.
Ma non è così, quello che questo brano evidenzia è che il rapporto con il Padre viene prima di tutto.
Combattiamo con il dover trovare il tempo da dare al rapporto con Dio e Gesù ci sfida dicendoci che per quel rapporto il tempo è quello più bello, il migliore e più importante della giornata.
Perché per noi non è così?
Secondo Gesù è mandato con un compito, quello di annunciare, e non si arrende al bisogno o all’affetto del momento, ha sempre davanti agli occhi il fatto che ha un compito e deve svolgerlo.
Ci capita mai di concepire la nostra vita come un compito? Non siamo mai nella condizione di avere l’urgenza dell’annuncio?
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
3. Il momento dell’identificazione
c) L’identificazione con il principio etico
La sorgente etica per eccellenza è il divino, il principio del bene coincide con il vero. Vivere bene vuol dire servirlo, seguirlo.
Chiudiamo il capitolo sei del libro della scuola di Comunità con questa ripresa del fatto che Gesù applica a sé le prerogative che la cultura ebraica attribuiva a Dio stesso. Gesù prendendo per sé quelle caratteristiche ci porta nella condizione della gente del suo tempo che vedendolo agire in quel modo non poteva non arrivare a chiedere: “ma chi sei”?
Che cosa, oggi, fa dire a noi: “ma chi sei tu”?
Martedì inizieremo con il capitolo sette.
Buon venerdì,
donC

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