Corpus Domini.
Oggi si celebra il Corpo.
Quel Corpo che ci si è fatto incontro in un volto preciso e quel Corpo che assumiamo tutte le volte che facciamo la Comunione. Quel “corpo” e quel “del Signore” sembrano non riuscire a stare sempre insieme ma non c’è nulla che possa rendere pieno e definitivo ciò che è temporale e limitato.
Dalla scorsa settimana, ascoltandola come brano di apertura del concerto fatto in san Pio, mi risuona nell’orecchio un’antifona, attribuita a san Tommaso d’Aquino, e dedicata all’Eucarestia: solo ieri ho collegato le cose e ho deciso di farvela ascoltare per la festa per cui è stata scritta e per poter cogliere, io, l’occasione del perché mi stia così tanto appassionando.
Ma andiamo con ordine, cominciamo dall’ascolto, anche se la registrazione non è il massimo:
O Sacrum Convivium
Traduzione:
O sacro convito in cui Cristo è nostro cibo;
si rinnova il ricordo della sua passione;
la mente si riempie di grazia e ci viene dato il pegno della futura gloria. Alleluia.
iI contesto che mi colpisce è il “convivio”, un vero e proprio vivere insieme, un luogo dove l’Uno si dona all’altro e viceversa: Cristo si fa cibo ma anche tu devi decidere di assumerlo, permettendo a lui di realizzare il suo compito devi dire sì a uno che desidera farsi parte di te. Così non sei più tu. E’ davvero un convivere.
E così si celebra nuovamente la cena della Passione, il cenacolo è il posto dove sei ora, e lì Lui si dona, non devi cercare altro, solo devi “apparecchiare” quello che c’è, perché si possa celebrare la Pasqua.
Il ricordo, memoriale, diviene capace di scaldare il cuore e di accendere di desiderio di Lui, di quell’amore che abbiamo fisicamente incontrato e che ha plasmato il nostro cuore e la nostra vita; fare memoria è davvero la bellezza di tornare a veder rifiorire la speranza, per la certezza di quell’abbraccio che ci ha incontrato e preso.
Così si vive certi.
dalla liturgia ambrosiana:
Santo Corpo e Sangue di Cristo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Vangelo secondo Giovanni 6,51-58.
I Giudei discutono aspramente su come possa accadere di mangiare la carne di Cristo, mentre per Gesù il punto è sempre, e solo, quello di uno stare. Stare con Cristo è il principio per incominciare a desiderare di essere parte di Lui.
“Vivrà per me”, questo è il punto desiderabile che spalanca la strada anche alla Comunione, intesa come un mangiare, un assumere, il Corpo di Cristo.
D’altra parte la festa che oggi celebriamo è assai preziosa: ci ricorda che amiamo una carne, un volto, un temperamento, altrimenti tutto sarebbe legato al sentimento, al “percepire” una promessa che resta sempre tale.
Per noi tutti l’incontro con Gesù è accaduto e accade attraverso una carne sensibile che ci ha mostrato il fascino di Cristo.
Portiamo il Corpo di Cristo in giro per le strade perché vogliamo dire a tutti gli uomini che Cristo c’è davvero, e poi quel portarlo permette di ricordare a noi stessi che quel volto ha dei lineamenti precisi, quelli della storia che ci ha messo in cammino.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
3. Il momento dell’identificazione
c) L’identificazione con il principio etico
Qui si tratta del Giudizio ultimo, e ciò che agisce in esso è il principio etico: non il legislatore, ma l’origine o, meglio, la natura del bene. Ed è Lui. Tant’é vero che chi fa il bene senza neppure accorgersi di Lui, senza averne coscienza, fa il bene perché stabilisce, anche senza saperlo, un rapporto con Lui.
Quello che qui è in gioco è la pretesa di essere il fondamento dell’agire umano, non del credente ma di ogni uomo; questo comporta un’affermazione come conseguenza, l’uomo che vive secondo una retta coscienza è sulla strada per incontrare Gesù; come principio del proprio agire. Principio che genererà la domanda che stiamo ponendo a tema: “chi è costui?”.
Per questo le persone che sono vere con sè stesse, coerenti con il proprio cuore, sono sempre da guardare con attenzione: possono portare a Gesù.
Buon giovedì,
donC

Lascia un commento