Mercoledì 3 giugno 2026


Che bellezza la frescura di ieri!
Per oggi invece le previsioni danno le temperature in risalita; toccherà riprendere a sudare: si torna al lavoro, si comincia la sessione d’esami, per chi insegna si espletano gli obblighi infiniti di fine anno, mentre le vacanze sono ancora una cosa lontana, all’orizzonte ma lontana, se non è sudare questo!
Sotto i ricorrenti temporali di ieri, a volte violenti altre volte dolci come carezze, mi sono trovato a pensare a quanta vita l’acqua porta con sè; a noi, preoccupati sempre e solo delle nostre cose, è data in dono “sorella” acqua che ci dona vita e forza. Data in dono da Chi ci ama davvero.
Forse di quello dovremmo gioire e ringraziare invece che fermarci ai nostri pensieri.

Questo mi ha riportato alla mente la super nota pagina, capitolo 10 de “Il senso religioso”, dove Giussani racconta di provare ad immaginarsi cosa accadrebbe se noi ci svegliassimo come bambini ma con la consapevolezza della nostra età attuale. Don Giussani usa quell’esempio per parlarci dello stupore per l’esistenza delle cose.
Chissà cosa avrebbe detto della pioggia di ieri uno dei tanti uomini e donne che vivono in paesi aridi!
Né fastidio né fresco, solo una benedizione.


dalla liturgia ambrosiana:

Carlo Lwanga e i suoi ventuno compagni furono canonizzati durante la terza sessione del Concilio Vaticano II, nel 1964. Protomartiri dell’Africa nera, uccisi in Uganda fra il maggio del 1886 e il gennaio del 1887, sono ricordati in questa data perché il 3 giugno 1886 Carlo Lwanga morì bruciato a Rubaga. Questi martiri sono le primizie di un centinaio di cristiani, cattolici e anglicani, vittime delle persecuzioni del vizioso re Mwanga, nella regione dei Grandi Laghi.
Carlo Lwanga, primo paggio di corte, aveva dovuto difendere la purezza degli altri paggi, suoi compagni, contro il re, e dopo la condanna preparò i suoi fedelissimi al martirio. In seguito alla sentenza di morte, i giovani, tutti al di sotto dei vent’anni, figli di notabili, salivano la collina di Namugongo portando ognuno sulle spalle una fascina di legna, che servì per il rogo che li arse vivi.
Secondo un’antica tradizione, all’ultimo momento, tre di loro, a sorte, furono graziati. La testimonianza dei tre superstiti ci ha fornito il racconto del loro martirio. Questo massacro era l’epilogo di una storia gloriosa e dolorosa nello stesso tempo, nella quale evangelizzazione e colonialismo si intrecciavano con le vicende del regno di Buganda, la regione che ora fa parte dell’Uganda.
La fioritura della Chiesa in Uganda è frutto del sangue dei suoi martiri. Carla Lwanga è stato dichiarato, nel 1934, patrono dell’Azione Cattolica e della gioventù africana.

In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

Vangelo secondo Luca 4,38-41.

Un rapporto vero apre e si spalanca a tutti, a tutto; l’episodio della suocera di Simone mi colpisce sempre perché racconta di un metodo: quando l’amicizia con Cristo comincia ad avere un fondamento stabile allora si condivide con Lui ogni bisogno.
Entrano in casa e subito gli pongono davanti quella donna che forse nemmeno conosceva Gesù e Lui la guarisce, mostra a loro che non sta cercando il bene solo dei suoi amici, cerca il bene di ogni persona. Quella donna magari non avrà mai saputo chi fosse realmente quel Gesù ma avrà avuto chiaro che solo un segno di Dio poteva aver provocato quella guarigione repentina. Per gratitudine quindi inizia a servire.

“Al calar del sole”, il momento della giornata in cui si prende coscienza di sè, dei passi fatti e di quelli ancora da fare, in quel momento la gente corre a domandare, corre a chiedere e a pregare. E Gesù impone le mani su ciascuno, non fa la stessa cosa per tutti ma a ciascuno fa ciò che serve. Aspetta che ci rendiamo conto del nostro infinito bisogno per darci quella salvezza che non potremmo ottenere da soli.


Non c’è nulla di più scontato per noi del gesto con cui veniamo perdonati dei nostri peccati. Il perdono dei peccati è più grande di ogni miracolo che noi possiamo immaginare.
E il fatto che Gesù sia sempre pronto al perdono è una cosa che dovrebbe commuoverci perché anche un papà o una mamma prima o poi si stancano di perdonare e fanno “perché devono”.
Ma Gesù è l’origine del perdono. Scoprirlo ci aiuta a veder nascere in noi la domanda: “ma chi sei tu”?


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