Martedì 16 giugno 2026

Solo ieri ho notato una cosa, l’avevo vista ma non ci avevo mai fatto davvero caso: le foto della libreria, quelle che ho sul telefono, danno come la sensazione, tentano di dare, l’idea della profondità, della tridimensionalità, cercano così di essere più realistiche.
Sarò boomer ma la cosa in sè mi ha sempre un pò stonato.
La fotografia, per definizione, è piatta, descrive la realtà, magari te la richiama ma è passata, non può cercare di fartela vivere.
Quel piccolo trucchetto, nel tentativo di dare la sensazione della profondità, cerca di rendere la fotografia una cosa viva, come una cosa che sta accadendo ora.
Ma i volti, i fatti di 15 anni fa sono, devono essere fermi a vent’anni fa.

Mi, vi, chiederete: ma che menate ti fai, che problema c’è se da un’immagine traggono un qualcosa di più bello, di più vero?
C’è che io sono cresciuto credendo davvero che il solo modo per conoscere è la realtà e se ora devo conoscere grazie a degli algoritmi la cosa mi preoccupa non poco.

Voglio vivere facendo la fatica di trattenere negli occhi e nella memoria quell’istante, quel volto, quel colore del cielo. Se tu ,per farmi gustare qualcosa che hai deciso tu, mi cambi l’immagine io ci muoio.

E se accade questo per le mie fotografie pensate cosa può accedere nelle immagini del mondo. In questo mondo di immagini.

Se volete siete anche liberi di dire che mi sono alzato storto.


dalla liturgia ambrosiana:

Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Vangelo secondo Luca 6,6-11.

Anche l’episodio evangelico letto ieri era un fatto accaduto di sabato.
Questo ci permette due osservazioni: la prima è che della vita di Gesù non sappiamo tutto, ieri era un sabato oggi un altro, ma non ci è detto nulla sul resto di quelle settimane; sappiamo solo quello che serve e che consente la conoscenza di Gesù come Figlio del Padre, non c’è spazio nel vangelo per la curiosità o per il pettegolezzo. Secondo questo mostrare l’agire di Gesù proprio di sabato mostra che non era sua preoccupazione principale osservare il riposo previsto. Questo diviene occasione per indicare a tutti il criterio da utilizzare nell’aderire alle regole della religione: servono per legarsi a Dio, ma se Dio è lì allora le regole non hanno senso, come veniva mostrato ieri. Oggi Gesù sorpassa la regola perchè mostra che il bene degli uomini viene prima della regola per avvicinarsi a Dio: se si cerca il bene di chi si ha vicino allora si compie anche la volontà di Dio, si conosce Lui.
Ma resta una questione: il bene della nostra vita è una regola o un rapporto? Perché talvolta il pericolo è quello di confondere le cose, stare alle regole è la difesa per non implicarsi in un rapporto.


Vi lascio le righe che introducono il paragrafo perché oggi vorrei proprio chiedervi di leggere il capitolo del vangelo e anche il commento che ne fa don Giussani. Siamo a un momento di svolta perché qui Gesù accampa le sue pretese anche a coloro che in fondo si erano resi disponibili a seguirlo; questo è quello che fa anche con noi: ci chiede di essere il centro della nostra vita, non gli basta essere importante, necessario, ha bisogno di essere preferito sopra tutto.
Buona lettura.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *