Ieri è stato buffo.
Dopo la Messa della mattina ho parlato con alcune persone, una di queste, in un bellissimo incontro, mi ha costretto a riguardare me, alla mia storia, e nel dialogo, mentre tutto questo accadeva, mi sono trovato a stupirmi: per gli anni dell’università non ci eravamo mai parlati, visti e incontrati in mille occasioni ma senza mai dire più dello scontato “ciao”.
Così, mentre se ne andava, le esprimo la constatazione che facevo tra me e me e le dico: “che buffo incontrarti ora, dopo anni di università in cui ci si vedeva anche tutti i giorni mentre ora nemmeno so dove stai, dove lavori, che vita fai”.
La cosa buffa é stata la sua risposta alla mia osservazione: “Non sono mai venuta perché mi facevi paura”.
Sul momento ci ho sorriso, poi ho iniziato a interrogarmi; senza moralismi, volendo andare al fondo di una cosa che mi dava da pensare perché, mi dicevo: “se le persone fanno fatica ad accostarmi, fanno poi fatica a vedermi come una strada a Gesù”.
Ne sono arrivato a una ieri sera, mentre mi addormentavo: il punto non è andare bene a tutti, che forse anche su Gesù ci sarebbe da dire; il punto è essere segno per qualcuno, poi a salvare tutto il mondo ci penserà chi il mondo lo ha fatto, altrimenti saremmo tutti uguali: come si usa dire, c’è una pluralità di carismi nella sequela di Gesù e quindi, per fortuna, una pluralità di simpatie!
dalla liturgia ambrosiana:
LUNEDI’ della IV° domenica dopo PENTECOSTE
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
Vangelo secondo Luca 6,39-45.
Sappiamo di essere un pò tutti cattivi perché sappiamo che cosa sovrabbonda nel nostro cuore. Possiamo anche non fare grosse sciocchezze, possiamo anche cercare di essere sempre attenti e precisi, ma il cuore, non lo possiamo negare, talvolta si perde, si confonde e si accontenta. Quanto spesso la sola cosa che ci urge è la tranquillità della vita, il non avere fatiche e problemi, il poter avere tempo per noi, per le nostre cose. Quello che spesso esce dal nostro cuore è questo nostro essere umani, il cercare di fare da soli la nostra vita.
Ecco perché abbiamo bisogno di maestri; ci serve qualcuno che ci mostri che la nostra vita si compie nell’imitare chi è più grande, più cresciuto di noi. Dovremmo cercare di ricordare che l’incontro con Cristo, magari anche solo per un istante, ci ha fatto dire: “io desidero questo per la mia vita”! Questa scoperta dovrebbe essere sempre essere rimessa davanti a tutto il nostro zoppicare, al nostro procedere a tentoni: essere discepoli è un gran regalo, ci consente di vivere seguendo e imparando con la sola fatica di avere sempre coscienza di essere stati preferiti.
“Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli”.
PAPA LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro, Mercoledì, 17 giugno 2026
Il Viaggio Apostolico in Spagna
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Oggi desidero proporre alcune riflessioni sul viaggio apostolico che ho compiuto la settimana scorsa in Spagna, visitando Madrid, Barcellona, l’Abbazia di Montserrat e le Isole Canarie.
Dopo il lungo viaggio in quattro Paesi africani, questa volta mi sono trovato immerso in un Paese europeo di antica e ricchissima tradizione cattolica. Ed è apparso evidente come nella Spagna di oggi, che ha conosciuto notevoli mutamenti sociali e culturali, il Papa sia stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all’ascolto. Di questo rendo grazie a Dio e a tutto il popolo spagnolo, al Re e alle Autorità civili, ai Vescovi e alle Comunità ecclesiali.
Il popolo di Dio mi ha molto confortato con la festosa manifestazione della sua fede e del suo affetto. A mia volta, ho confermato i fedeli e, come Vescovo di Roma, li ho incoraggiati a superare ogni forma di divisione e di contrapposizione coltivando sempre la comunione, il dialogo, l’unità nella diversità. Questo è il servizio proprio del Successore di Pietro, servizio che nei viaggi apostolici trova un’espressione specifica, ogni volta adatta alle situazioni ecclesiali e sociali dei Paesi visitati.
Nel caso della Spagna, ho potuto notare con gioia quanto la gente, di ogni età e condizione, aspettasse la visita del Papa: dappertutto ho trovato moltitudini ad accogliermi con grande calore. Questo fatto non era scontato, e merita una riflessione. Naturalmente tale partecipazione esprime anzitutto, come dicevo, la fede del popolo spagnolo; al tempo stesso, ritengo che manifesti il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare, e che il Vangelo, attraverso le necessarie “inculturazioni”, può trasmettere nella vita dei popoli. Può farlo perché il suo messaggio risponde pienamente a entrambe queste esigenze: la ricerca di verità e la sete di giustizia.
A Madrid e a Barcellona ci siamo radunati nelle grandi Cattedrali come pure negli stadi modernissimi. Abbiamo pregato il santo Rosario nell’Abbazia di Montserrat. Abbiamo celebrato nella Sagrada Familia, maestoso simbolo, sinfonia di pietra e di luce che parla a tutti del mistero cristiano. Questo incontro di antico e moderno, di tradizione cattolica e cultura contemporanea mi ha fatto percepire dal vivo il carattere proprio dell’Europa, la sua ricchezza inestimabile, come realtà attuale, non superata. Si tratta di un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana. Sono sfide che il Concilio Vaticano II aveva già chiaramente riconosciuto e sulle quali è ritornato il Magistero successivo, fino alla mia recente Enciclica Magnifica humanitas, che mira a custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Ho colto, attraverso i vari incontri, il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza per questa nostra umanità di oggi, duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole. Questo bisogno, che ha trovato espressione nelle tante testimonianze che ho potuto ascoltare – testimonianze a volte commoventi, a volte edificanti –, l’ho riconosciuto anche e soprattutto nei volti dei piccoli e dei poveri che ho incontrato: del bambino che nella parrocchia mi ha letto la sua lettera; di alcune vittime di abuso, che chiedono di essere ascoltate; dei detenuti che mi aspettavano nel carcere; dei giovani pieni di inquietudine e di progetti; dei migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie.
Proprio là, alle Isole Canarie, ultima tappa del nostro itinerario, mi è stata offerta una chiave di lettura complessiva. Me l’hanno offerta, da una parte, la stessa posizione geografica di quell’arcipelago; e, dall’altra, la realtà di una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall’Africa. Sappiamo che il fenomeno migratorio è complesso e che richiede piani di azione organici e concertati. Ma questa chiave di lettura apre una prospettiva diversa e più ampia: ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo. E uno di questi frutti è proprio il dialogo tra le persone e tra i popoli, l’incontro in spirito di fraternità, che permette di scoprire e apprezzare reciprocamente i valori di cui l’altro è portatore. Questo cammino non è facile, richiede buona volontà e l’aiuto di Dio, ma è il cammino che conduce alla civiltà dell’amore.
Cari fratelli e sorelle, il motto di questo Viaggio Apostolico era “Alzad la mirada”, “Alzate lo sguardo!” (cfr Gv 4,35). Sono parole di Gesù, rivolte ai suoi primi discepoli, per insegnare loro a vedere nelle persone e nelle folle il desiderio di vita, di verità, di pienezza. A me per primo il Signore ripete quelle parole, e con la sua grazia ne ho fatto esperienza anche durante il Viaggio. Oggi vorrei condividere con voi questo invito: alziamo lo sguardo! Impariamo da Gesù a guardare il prossimo, la gente, il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione.
Infine, voglio ringraziare tutti coloro che hanno pregato per la buona riuscita di questo Viaggio Apostolico, in modo particolare le comunità di monache contemplative, che in Spagna, grazie a Dio, sono molto numerose. Continuate a pregare, perché, con l’intercessione della Vergine Maria, i semi che ho sparso portino frutti abbondanti. Grazie!
Buona settimana,
donC

Lascia un commento