Nuovo inizio.
Mi ha commosso; nei vari incontri di ieri mi è capitato quello con un ragazzo del terzo anno, mi ha raccontato di aver incontrato la compagnia del movimento praticamente da un anno o poco più. Non sapeva cosa fosse il movimento di Cl e ha iniziato a farne parte, come uno che non deve sapere ma verifica se ciò che vive è buono per la propria vita oppure no e allora aderisce … e intanto conosce.
Fin qui tutto normale.
Mi ha stupito che lui in realtà ha poi portato nella propria città quello che ha visto accadere: ha chiesto al prete dell’oratorio di poter usare le aule per studiare il sabato e la domenica, ha proposto al parroco che ha la chiesa vicino alla biblioteca cittadina di poter aprire la chiesa un paio di giorni la settimana per poter pregare insieme prima di andare a studiare. E così ha incontrato gente che con lui ha ripreso a frequentare la compagnia della Chiesa. E che quanto meno ha iniziato a chiedersi l’origine di quelle proposte.
E’ partito da solo, carico solo della bellezza che ha visto per sè e ha osato riproporla a chi aveva a cuore. Non ha trattenuto nulla, ha detto solo il suo sì.
Così è nato il movimento in Italia e nel mondo: persone prese dall’incontro che hanno riproposto una passione lì dove erano: a casa, piuttosto che nelle località di vacanza.
Essere inizio per altri non è sforzo, è questione del cuore.
dalla liturgia ambrosiana:
VENERDI’ della VI° domenica dopo PENTECOSTE
In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».
Vangelo secondo Luca 9,23-27.
“Se qualcuno vuole venire dietro a me”: c’è poco da immaginare, Gesù parla a tutti quelli che sono lì, intorno a lui, e li sfida sul senso del loro andare dietro: la vita del discepolo porta in sè la croce.
Che non è una prova particolare, un evento negativo che va accolto, ma è piuttosto la fatica quotidiana di guardare tutto attraverso Gesù e non attraverso la propria comprensione delle cose. La croce non è quindi un elemento negativo delle vita ma piuttosto il frutto di una adesione vera alla vita di Cristo. Diviene così desiderabile la grazia di un dono: amare è portare la croce.
Vergognarsi è quindi il frutto negativo perché diviene il segno dell’amore che non ha ancora preso tutto della vita: c’è ancora lo spazio della preferenza a sé stessi.
Buon venerdì,
donC

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