Giovedì 9 luglio 2026

Il caldo produce problemi.
Hai voglia tu a startene tappato nei luoghi dove c’è l’aria condizionata; alla fine la lucidità e la frenesia della vita si sciolgono, lasciando di loro stesse solo un pallido alone.
Nella pianura padana sono seriamente preoccupati per ciò che sta accadendo, non solo perché andiamo verso una pesante crisi idrica ma anche perché numerosi sono gli allevamenti e la cappa che si sta formando rischia di far lievitare la presenza di gas dannosi, quelli prodotti dalla presenza di milioni di animali in quel territorio.

D’altra parte c’è un mondo politico e bellico che ormai è fuori controllo; lì si vede con evidenza che il caldo fa male e non aiuta nell’uso della ragione: il bene comune non esiste più, se non coincide con il bene dell’individuo o, al più, della nazione.
Non c’è più evidenza di un bene per tutti, non c’è più evidenza che l’uomo è il bene di questa terra, se non la voglia del più forte.

Ieri, dopo una giornata di studio, o dopo aver passato il tempo della giornata nell’attesa di poter dare un esame; nell’ora dell’aperitivo, una quarantina di ragazzi si sono trovati a leggere un testo sulla vocazione. Stanno per finire il percorso universitario e non vogliono che la decisione sulla loro vita sia presa in modo istintivo.
“La voce unica dell’ideale”, un incontro di don Carron costruito sulle parole di un testo precedente di don Giussani, è molto netta nel dire che la scelta della forma di vita o della professione lavorativa, devono scaturire da un unico criterio: che sia edificato il rapporto con Cristo, che tutto sia occasione per far vivere quello che ha preso la vita.
Questo basta per correre incontro alla vita, anche a quasi quaranta gradi.


dalla liturgia ambrosiana:

Un giorno il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Vangelo secondo Luca 9,18-22.

La domanda di Gesù dice la sua vera umanità, chiedere cosa dica di lui la gente rivela l’aspetto umano del Figlio di Dio; anche lui ha bisogno di avere un minimo di riscontro rispetto a sè, al proprio operare. E’ venuto per mostrarci l’amore di Dio nel suo Figlio e credo sia davvero umano chiedersi se la cosa sta accadendo.
L’umanità di Gesù non è una maschera che il Figlio mette davanti alla sua divinità è, piuttosto, una vera e concreta condivisione della nostra natura. Dire che anche Gesù ha le incertezze e le domande che abbiamo noi non è cancellare la coscienza del suo essere Dio ma è un modo per vivere condividendo la nostra vita. E questa è un’idea che solo a un Dio che è Padre poteva venire.
Poi, alla domanda di Gesù, c’è la risposta delle “folle” cioè di quelli che tentano una spiegazione di quel personaggio senza una reale convivenza con lui; sono quelli che non hanno i dati per decidere e che si fermano a quel poco che hanno visto, magari da lontano. Ma tutti hanno la coscienza, motivata o meno, che si tratta di una persona fuori dagli schemi.
Allora Gesù corregge la domanda e la pone direttamente a quelli che sono i suoi amici: “Ma voi”? E la risposta che Gesù riceve, concordemente attribuita a un suggerimento dello Spirito Santo, è la più reale possibile: “il Cristo di Dio”.
Gesù non è un grande, è l’unto di Dio, il preferito.


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