Sono oramai alcuni giorni che mi “spacco” la testa nel cercare di avere il tempo di leggere tutti i testi proposti per l’estate, non i testi letterari ma quelli della SdC; vorrei riprendere il cammino fatto durante l’anno per introdurre la vacanza della nostra SdC di san Pio, intitolata a san Giuseppe. Ma è un pò come battere la testa al muro: mi manca il tempo e la concentrazione per fare un lavoro che mi soddisfi. E così non combino nulla.
Quello che mi salva non è quindi il pensiero, e nemmeno il mio impegno per essere adeguato: non ci sono vie di scampo, la mia piccolezza e umanità restano sempre tali e si fanno ogni giorno più evidenti.
Ieri, glielo dovevo, sono stato a visitare alcune persone ammalate o anziane “bloccate” in casa, e ci sono stato con tutti i miei pensieri, con la testa gonfia delle cose da fare; quello che ho visto è stato impressionante, non me lo sarei aspettato: guardano più su, vedono un bene anche nella loro condizione e non vivono il lamento, come invece accade a noi che la prima cosa è sempre dirsi ciò che non va.
Forse non è davanti che si deve guardare, dove si vede solo quello che c’è, forse occorre alzare anche lo sguardo. Aiutiamoci.
dalla liturgia ambrosiana:
MARTEDI’ della VIII° domenica dopo PENTECOSTE
In quel tempo. Il Signore Gesù parlava ai settantadue discepoli e disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».
Vangelo secondo Luca 10,13-16.
Non c’è altro da aggiungere: chi pecca senza essere cosciente e senza essere discepolo ha una responsabilità minore di chi è cosciente e preferito. E questo ci fa gustare la sensazione della fregatura dell’essere preferiti.
E l’accusa è davvero imbarazzante: non si è condannati per delle colpe, per degli errori ma solo perché non si è in grado di riconoscere i doni ricevuti. Ricordiamocelo: Gesù condanna non i cattivi, ma quelli che vivono senza accorgersi dei segni del suo amore.
Cerchiamo, nel corso di questa giornata, di riconoscere i segni della preferenza che Gesù ha per ciascuno di noi. Ne troveremo a centinaia.
Buon martedì,
donC

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