Lunedì 20 luglio 2026

Non vi scriverò della Spagna campione del mondo, almeno finché non mi sarà chiaro di quale mondo; intanto vi scrivo del mio piccolo cosmo, dove vivono persone che sono me, o la parte migliore di me.
Per questo oggi vi vorrei raccontare del mio mondo, quello dove i campioni sono coloro che fanno davvero palpitare il mio cuore.
Sabato, con una quindicina di ragazzi, sono stato a pregare sulla tomba di Maria Maddalena e al santuario di san Giuseppe, in Francia. Ore di macchina e di caldo.
Arrivati alla tomba di Maria mi ha molto colpito il modo con cui stavano, i ragazzi, a quel gesto, non si trattava di devozione, non si trattava di formalità: erano davvero davanti al Mistero. Così ho cominciato a chiedere di poterli seguire, di poter servire quella loro posizione. Poi, mentre bevevano il caffè, li offervavo da lontano, e vedevo quella loro amicizia semplice che mi ha fatto desiderare di poter vivere con tutti allo stesso modo.
Insomma, ho detto sì a ciò che avevo davanti e tutto è stato più vero.

Mentre tornavamo uno dei passeggeri diceva una cosa del tipo: “questa mattina mi sembra essere un momento lontano”, come se quelle poche ore fossero durate da sempre; io lo percepivo per me: la differenza tra me e loro, quarant’anni di vita, era annullata da quel viaggio un pò folle.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai settantadue discepoli: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Vangelo secondo Luca 10,8-12.

Comunque anche la missione ha le sue regole. Se vogliamo davvero essere discepoli, prima di affrontare la questione dell’essere accolti o meno, tentazione che viene subito leggendo la piccola pericope offertaci oggi, prima di tutto dobbiamo notare che Gesù ci chiede di essere segno di lui in un modo preciso: stare a quello che c’è offrendo a tutti la liberazione dal male e l’annuncio della salvezza.
Ma noi siamo capaci di una presenza che abbraccia e accoglie oppure ci rapportiamo alla realtà con il manuale del perfetto missionario?

In secondo luogo credo vada evidenziato un altro piccolo particolare: l’annuncio è fatto dopo, solo dopo, essere stati accolti.
Il punto non è irrilevante: si accoglie il segno di un Altro, di Dio, poi lo si riempie di ragioni e di presa di coscienza. Spesso invece mi pare che ci si preoccupi un sacco dell’essere convincenti, dell’essere capaci, perfino dell’essere coinvolgenti. Ma il punto è che il mondo, gli altri, ci accolgano, ci prendano per amici, poi verrà tutto il resto.
In fondo è accaduto per tutti allo stesso modo: abbiamo incontrato un fascino.


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Dopo la parabola del seminatore, Gesù continua a parlare alle folle attraverso alcune immagini: il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina (cfr Mt 13,24-43).

Si tratta di tre piccole parabole che intendono richiamare l’arrivo del Regno di Dio nella storia, il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro. Con questi racconti, Gesù ci mette in guardia dalla tentazione di pensare a Dio come a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante. Al contrario, Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore.

Fratelli e sorelle, con queste parabole Gesù ci dice qualcosa di importante sul modo in cui Dio opera nella nostra vita e nella storia. A volte noi ci attendiamo qualcosa di clamoroso, desideriamo un Dio che intervenga dall’alto strappando subito la zizzania del male. Immaginiamo un Dio forte e potente e, purtroppo, a questa immagine adeguiamo anche il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa. Invece, il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania e ci chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda dunque la pazienza di saper accompagnare i processi, riconoscendolo nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria; cresce in modo invisibile come il lievito nella farina e, così, ci libera dallo scoraggiamento e ci invita ad avere fiducia anche quando ci sembra che Dio sia assente. Perché in realtà Egli ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi.

Questo stile di Dio deve diventare anche il modo in cui, sia come singoli sia come Chiesa, abitiamo la realtà che ci circonda. Siamo chiamati ad assumere uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza, senza perdere la fiducia nell’opera di Dio. Si tratta – diceva l’allora cardinale Ratzinger  – di sottometterci alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone (cfr Discorso al Convegno dei catechisti e dei docenti di religione, 10 dicembre 2000). In questo modo, noi stessi diventeremo come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo.

Preghiamo Maria Santissima, che ha saputo accogliere il seme della Parola nella piccolezza, perché ci sostenga nel cammino e interceda per noi.


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