VIII° dopo PENTECOSTE | 19 luglio 2026

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Vangelo secondo Matteo (4, 18-22.)



Il tema di questa domenica, mi pare evidente, è quello della vocazione. E il brano del vangelo di Matteo appena letto ci permette di cogliere alcune sottolineature per poter gustare di più ciò che, credo quasi tutti, hanno sperimentato.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea
Lo accennavamo anche la scorsa settimana, Gesù è uno che chiama mentre cammina. L’immagine è molto bella, forte e delicata insieme: siamo chiamati non da uno che fa un cominzio, ma da uno che cammina e che quindi ci invita a camminare con Lui.
E’ saggio cedere a uno che cammina e che ci chiama perché lo fa dentro la vita: è di fronte al mare, segno dell’infinito e insieme luogo di lavoro per ogni uomo.
Perché la promessa di Cristo è verificata da quella promessa: ” vi farò pescatori di uomini”, pescatori dei pesci più grandi e più belli. Questo ci dice anche che la chiamata di Cristo è sempre per la missione; Gesù non chiama solo per stare con Lui, ma per edificare la chiesa.

che gettavano le reti in mare
La vocazione, la chiamata, non accade per un pensiero, per una intuizione: la vocazione è frutto del vivere: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni sono tutti presi da Gesù mentre lavorano, quando non se lo aspettano, quando non lo cercano.
Ma quando nella vita resta aperta la porta attraverso cui Gesù chiama? Quando si lavora come senza avere come orizzonte il lavoro, quando si vive il lavoro senza censurare la domanda di felicità che c’è nel cuore.
E, secondo, quella porta resta aperta quando si ha il coraggio di lavorare alla presenza di un padre: Giaocmo e Giovanni sono nella barca con il loro padre, Zebedeo. Chi lavora guardando a sè stesso non può trovare qualcuno che lo chiami; perché ritiene di non averne bisogno.

Subito
I quattro chiamati di questo brano evangelico “subito” lasciano tutto e seguono Gesù.
Questo avverbio, subito, può stare a indicare due cose, diverse ma decisive: l’urgenza di costruire ora il regno di Dio per poter salvare quante più persone possibile, e poi “subito” perchè il fascino della chiamata non dura senza una implicazione immediata che metta poi anche al lavoro.
La vocazione chiede una risposta “subito” perché poi accada che si mparino le ragioni del dono.


Duccio di Buoninsegna, Chiamata di Pietro e Andrea, part. della Maestà, 1311, National Gallery of Art, Washington.

Credo non ci sia cosa più adeguata a rappresentare il mistero della chiamata di Dio di quell’oro che fa da sfondo: tutto accade nel mistero, quello del Dio che chiama e quello dell’uomo che risponde.


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