Venerdì 17 agosto 2026

Ormai questo caldo è insopportabile, e capisco che è anche per questo calore che ciascuno è portato a ripiegarsi ancora di più si di sè.
Ieri mattina alle 7,50 c’era già uno sdraiato su una panca in chiesa, pronto a farsi la sua dormita; che ci fosse altra gente in chiesa e che ci fosse una Messa a lui non dava troppo fastidio: io mi sono permesso di dirgli che c’era la Messa e che quindi davanti a Gesù non si può dormire.
Così durante la Messa lo potevo vedere: ero pronto, se si fosse nuovamente sdraiato, a riprenderlo energicamente dopo la Messa. Altro che ringraziamento dopo la Comunione!
La cosa assurda è che in chiesa c’erano almeno cinque gradi in più di quelli che potevi trovare sotto l’ombra di una pianta e dormire sudando non è una grande idea.

Alle nove me ne sono andato dalla chiesa e il “senza fissa dimora” era ancora lì, sulla panca davanti al confessionale, seduto e immobile come lo avevo lasciato alle 7,50. O dormiva ad occhi aperti oppure era svenuto così.
Ma credo che in ogni caso aspettasse che io me ne fossi andato per “sistemarsi” sul suo ligneo giaciglio!

Durante la mia giornata sono tornato spesso a pensare a quell’uomo che cercava un pò di riposo, e ho pensato spesso anche a me, che potevo forse fare qualcosa per lui, ma non l’ho fatto perché avevo altro da fare.
Evitare un problema è sempre più facile che affrontarlo.


dalla liturgia ambrosiana:

Sorella maggiore di san Satiro e di sant’Ambrogio nacque probabilmente verso il 330 a Treviri, dove il padre si trovava come alto funzionario imperiale. Ricevette il velo della consacrazione verginale dalle mani del papa Liberio nella basilica di S. Pietro in Vaticano la notte di Natale probabilmente dell’anno 353.
Nel De virginibus, scritto dietro richiesta della sorella e a lei dedicato, sant’Ambrogio riporta il testo del discorso pronunciato dal papa in quella circostanza. Marcellina seguì poi i fratelli a Milano, dove Ambrogio era diventato vescovo e dovette essergli molto vicina, come testimonia l’affetto con il quale il santo parla di lei, e la preoccupazione che ebbe per la sua vita: a lei lasciò infatti l’usufrutto dei beni di famiglia, dei quali aveva costituito erede la Chiesa di Milano.
Sopravvissuta ai fratelli, Marcellina morì intorno al 400 e fu sepolta nella cripta della basilica di S. Ambrogio, presso la tomba del fratello. Nel 1722 i suoi resti mortali furono poi traslati nell’apposita cappella, eretta in suo onore nella stessa basilica ambrosiana.
In onore della santa sorella di Ambrogio, nel 1838 il beato mons. Luigi Biraghi fondava l’Istituto religioso femminile delle Marcelline, per l’educazione delle giovani.

In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa».

Vangelo secondo Luca 10,1b-7a.

Gesù non è preoccupato dei numeri: 12 apostoli in tutto, è piuttosto deciso invece nel domandare che siano chiesti altri discepoli perché quelli sono pochi.
Essere preoccupati della scarsità dei preti deve portarci a chiedere altri operai ma non è, non può essere motivo di preoccupazione; Gesù non si è preoccupato che fossero pochi ha chiesto che aumentassero.
Questo lo sottolineiamo perché ci richiama al fatto che non siamo noi a salvare la Chiesa, non sono le nostre preoccupazioni e strategie a cambiare le cose: quello che genera un cambiamento è la tensione missionaria.
E il punto di approccio è quello bellissimo del saluto iniziale: ” Pace a questa casa”! Quello di cui il mondo ha bisogno non è la promessa di qualcosa di lontano ma il riaccendersi della speranza di qualcosa che si desidera ma che ancora non c’è.


Commenti

Una risposta a “Venerdì 17 agosto 2026”

  1. Claudio

    Intanto racconti di gente cosi con un occhio popietoso
    Mi ricordi un cantante milanese che parla sempre di persone …altrimenti si fa il GHISA…

    https://youtu.be/IAobxWQE9zE?si=MYL1ICUb_2Qy8sP2

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