II° Domenica dopo il Martirio del Precursore | 6 settembre 2026

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».

Vangelo secondo Giovanni (5, 19-24.)

La liturgia della Chiesa di Milano dedica un grande spazio al Martirio del Precursore di Gesù, tanto da dividere il cammino liturgico dopo la Pentecoste, il tempo della vita e del discepolato, in un tempo “prima” e in un tempo “dopo” il Martirio di san Giovanni.
Con la sottolineatura ulteriore che questo cambio avviene alla fine del mese di agosto quando la vita, dopo la pausa estiva, torna ad essere dentro una sua normalità.
Ma perché tanta importanza a quello specifico avvenimento?
Perché con la morte di Giovanni Battista si passa dalla promessa al compimento; è come se tutto questo rendesse evidente il fatto che con la risurrezione di Cristo la vita di tutti i credenti cambia.
Molto utile è per questo la prima frase della epistola ai Corinzi: ” se Cristo non è risorto (al presente!), vana è la vostra fede ” .
C’è speranza nella vita perché noi possiamo verificare che in essa c’è un prima, e un dopo, l’incontro con Gesù. E questo vale anche per la Chiesa: dall’attesa del compimento al suo accadere per la risurrezione di Gesù.

Il Figlio non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre
Se per la Chiesa il tempo dopo il Martirio è il tempo del compimento, come sarà questo tempo per colui che ha iniziato a seguire Gesù? L’evangelista ci risponde riportando l’idea del tempo della figliolanza: con il Risorto scopriamo di essere figli. E i figli sono amati, sono certi dell’amore perché lo hanno visto all’opera.
La caratteristica grande della vita del figlio è poi che può fare quello che vede fare al Padre mentre il discepolo può solo sforzarsi di seguire.

E qual è il vantaggio del passaggio dall’essere discepolo all’essere figlio, per cui si passa dalla morte alla vita?
chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna “.
C’è, con il divenire figli, una condizione che non può essere più tolta, si è figli per sempre.
La vita eterna è una certezza legata al fatto di essere figli.
Ma cos’è, quale nesso c’è, con la mia vita ora, con quello che vivo oggi?
La vita eterna è la pienezza ora della mia vita; io oggi, ora, posso vivere pienamente e questo mi rende certo del futuro.
Il punto è stare davanti a questo istante chiedendo che sia tutto, che sia per sempre.


Maestro dell’annuncio ai pastori, Ritorno del figliol prodigo, 1630-1660, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli.

Ho voluto cercare un’immagine particolare del Figlio, quello che torna a casa pentito dal Padre, e l’ho scelta perché ci aiutasse nel continuare la riflessione: essere figli non finisce nemmeno quando si rifiuta il Padre. Questo è un dono definitivo, specie a noi che misuriamo l’amore con il metro della coerenza.


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