In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Vangelo secondo Luca (9, 7-11.)
” Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti … “
Anche questa domenica è importante, per capire bene le cose, metterci nel contesto del brano: Erode è stupito ma per il fatto che vede Gesù mettere “all’opera” i suoi amici più stretti, gli apostoli; vede quello che fanno, quello che accade e si stupisce.
La conseguente domanda, ” Chi è dunque costui? “, fiorisce in Erode per via della visione degli apostoli.
E qui sta il grande merito, in questo caso, di quell’uomo: non si sofferma a chiedere chi siano quegli uomini, da dove prendano forza e coraggio per fare quello che fanno, si chiede più profondamente che cosa ci sia dietro tanta libertà e intraprendenza.
il pericolo per noi è sempre quello di fermarci a tentar di spiegare che cosa sia ciò che accade, nel tentativo di possedere le cose e le situazioni, mentre forse occorre tornare alla logica, umana perché anche uno come Erode la possedeva, di chi guarda alla realtà come a un segno.
” E cercava di vederlo “
La domanda di Erode non è solo un quesito, è un gesto, un movimento.
La vita non la capisce chi la pensa, ma chi la vive; e così è per Gesù, lo incontra non chi lo pensa ma chi vive.
Luca però dopo questa osservazione è come se chiudesse la scena, Erode scompare e la sua ricerca permane come un gesto che continua, e di cui non conosciamo l’esito.
Vedere Gesù non è lo sforzo di un momento, è l’impegno della vita.
” Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto “
E’ come se fosse una seconda scena: chi ha incontrato Gesù può andare per il mondo vedendo all’opera la potenza della Presenza di Dio.
Gli apostoli, quelli che per Grazia hanno incontrato Gesù, vivono con il compito di vedere e raccontare l’opera di Dio, ora.
E questo riempie la vita; è la Verginità, intesa non come stato fisico ma come dedizione all’incontro fatto.
” Allora li prese con sé e si ritirò in disparte ”
Mi immagino la scena: gli “inviati” stanchi ma pieni di gioia di gratitudine, lieti per il compito ricevuto, pronti a una sorta di pit stop in attesa della ripartenza, …
Ma Gesù li prende e li porta con sé.
Certo potrebbe essere un gesto di gentilezza e cura ma è anche il modo più diretto e chiaro per ricordare a quegli uomini felici che la vera beatitudine, la pienezza vera non è nel risultato ma nello stare con Lui.
Quando i rapporti sono occasione per stare con Lui allora ci si sente compiuti e beati!
Leonardo da Vinci, San Giovanni Battista, 1508-1513, museo del Louvre, Parigi.
L’opera in sè non mi fa impazzire mentre trovo molto bella la semplicità del gesto, di quel dito teso ad indicare il cielo, origine di quella bellezza e di quel fascino che san Giovanni ha portato.

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