“Accogli con bontà, o Dio, le offerte di questo tuo popolo;
non trascurare nessun desiderio ed esaudisci ogni preghiera elevata con fede.”
È tutta la settimana che, celebrando la Messa, dopo i riti dell’offertorio, prego a nome dell’assemblea con queste parole. Semplici e dirette come le direbbe un figlio al padre. Per questo, oggi, non ho saputo resistere oltre e ho deciso di provare a darvi ragione di quel gusto che “cola” dalla celebrazione di un rito.
Accogli con bontà … la coscienza, specie quando si ama, è che, per quanto ci si sforzi, quello che si restituisce a Dio come dono di gratitudine è sempre poca cosa: «Tu mi doni te stesso, io non ne sarò mai capace, anche perché non sono mio. Quindi sii buono prendi quel poco che riesco».
… le offerte di questo popolo. Le offerte non sono le mie, o le tue, o le nostre, le offerte che sono sull’altare sono espressione del popolo intero.
Non trascurare nessun desiderio. Queste parole sono davvero stupende: siamo chiamati a mettere davanti a Gesù non solo i desideri veri, quelli grandi e belli, ma anche quelli piccoli, sciocchi o di cui abbiamo vergogna; solo che non chiediamo a Gesù di compierli, di realizzare tutto ciò che desideriamo ma chiediamo che non siano trascurati, cioè chiediamo che nulla sia messo da parte, che tutto sia usato per rendere più bello e certo il nostro cammino.
Ed esaudisci ogni preghiera elevata con fede. Per la preghiera invece chiediamo che sia esaudita, perché quando chiedi una cosa dentro il rapporto con Cristo esci dal tuo progetto, anche buono, ed entri nella relazione che costruisce l’intera vita, lì c’è davvero bisogno di essere ascoltati.
Desiderio e preghiera sono diversi, il primo mi pare frutto della coscienza di una mancanza il secondo è domanda dentro un rapporto.
dalla liturgia ambrosiana:
GIOVEDI’ della V° domenica dopo PENTECOSTE
In quel tempo. Avvenne che, un giorno, il Signore Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».
Vangelo secondo Luca 8,22-25.
La domanda: “chi è costui”? viene dunque da un fatto eccezionale che accade dentro la convivenza con Gesù. Parto da questa nota perchè allora il puro e semplice esserci non basta; non basta andare a Messa, esserci, se poi lì non si intravvede il fatto eccezionale che accade, che si celebra.
Solo che vedere l’eccezionalità della vita di tutti i giorni non è affatto semplice, abbiamo mille e mille segni ma siamo profondamente distratti e dimentichi al punto che spesso andiamo a dormire con la sensazione che nella giornata non sia accaduto nulla.
Per questo è importante coltivare una sana attenzione al fatto che ormai si vive sempre dentro la tempesta e che la nostra barca è condotta dai venti e dalle onde piuttosto che da noi. Allora potremo vedere che, nonostante tutto, c’è il fatto che la barca continua a procedere, fino a farci chiedere: chi la sta conducando?
Buon giovedì,
donC

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