Giovedì 25 giugno 2026

Anche ieri sera un tramonto dai colori stupendi; sono ormai diversi giorni che il caldo e l’afa, o forse il clima in genere, ci concedono dei tramonti davvero belli, ricchi di colori che appartengono più alla pop art che alla natura che sino ad ora avevamo in mente. Comunque colori che raccolgono e amplificano, in quel rosso arancione, la luce che sta scomparendo.
Mi colpisce come quella fine abbia in sè ancora la forza dell’inizio.
Ti viene da pensare che nulla finisce ma solo si chiude nell’attesa di rifiorire all’alba del giorno dopo.

Tanto più che mentre distrattamente leggevo un libro, intento invece a guardare quello spettacolo di finale di giornata, mi è arrivato l’annuncio della nascita di un primogenito: vero inizio sul far della sera. Inizio di una storia e fioritura di un amore.
Nella logica di Dio non c’è proprio mai una fine, e anche quando pare che tutto si metta in ordine per il riposo ecco accadere la Misericordia che ti dona la possibilità di ricominciare, certo che quel bene che reggi tra le mani non è mai stato opera tua.

Ecco perché il tramonto ci mette pace: è l’ora dove sembra finire ma si spalanca la promessa di un nuovo, più vero, inizio.
A conferma di tutto questo, tra sei mesi è Natale.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Vangelo secondo Luca 7,18-23.

La domanda di Giovanni Battista è impressionante: come è possibile che Gesù non sia il Messia? Eppure la cosa ha una sua logica importante: Giovanni è certo per sé, per ora, ma la sua certezza non è un assoluto: per lui e in quel momento Gesù era colui che doveva venire ma come essere certo che fosse Colui che tutti stavano aspettando? Che cosa poteva garantire a ciascuno che l’attesa era finita?
Questo è importante perché ci permette di essere certi che quello che crediamo non è una nostra interpretazione delle cose ma è un dato riconoscibile da chiunque sia minimamente libero nel pensare e nel guardare le cose.
La risposta di Ge4sù alla domanda è altrettanto netta e radicale: si può dire che Lui è il messia, l’Atteso perché al suo passaggio la realtà cambia, si rinnova, guarisce. E chi può produrre questo cambiamento se non chi ha fatto le cose? La creatura rimanda al creatore e per questo Gesù chiede semplicemente di esercitare il compito della vista.
Noi cosa vediamo che ci prende? E quello che vediamo e viviamo è davvero un segno per tutti?



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