Invito all’ascolto.
Ieri in auto, dopo il rosario di rito, ho iniziato ad ascoltare, per la curiosità suscitata da un’amica, le canzoni di Gino Paoli, e mi sono stupito un sacco di non averlo mai conosciuto; d’altra parte non credo che potrò mai smettere di conoscere e certamente non credo che potrò mai finire di conoscere tutte le cose interessanti e belle che mi accadono intorno, mentre magari cammino preso dai miei pensieri.
Arrivato a casa ho usato qualche ritaglio di tempo per cercare di farmi un’idea, anche se molto molto approssimativa, di chi fosse il cantautore genovese, senza fare null’altro che sentire alcune delle sue canzoni. Non ascoltando nemmeno quelle che conosciamo tutti ma cercando di immaginare chi fosse dalle sue parole e senza conoscere la sua biografia.
Io ci sarò è la prima canzone che mi è capitato di ascoltare; un testo che raccontando di un addio parla in realtà di una presenza che continua in tutte le cose. La frase che termina la canzone: “tre passi dietro a te” è la delicatezza di chi ama davvero e sa mettere la libertà dell’altro davanti a tutto.
Senza fine è un’altra canzone che mi ha colpito: “Tu per me sei tutto quanto
tutto quanto io voglio avere”; avendo letto che era un uomo senza il dono della fede, mi sono trovato a pensare, ascoltandolo, che un amore come quello che canta non può essere solo una questione umana, deve esserci, in quel modo di amare, quell’infinito che tutti cercano e che magari credono di non aver trovato. Chi potrebbe amare così se non ci fosse dietro l’ispirazione divina?
Chiamatemi illuso, o sentimentale, se volete, ma sono profondamente convinto che io non vorrei vivere per un amore che sia meno di quello che canta Gino Paoli. Poi si può essere, come lo è stato lui, dei pasticcioni, affettivamente parlando, ma ciò che il cuore sente è sempre traccia dell’Amore che ci ha generati e per cui siamo fatti.
Oggi dirò una preghiera per lui, che riposi in pace.
dalla liturgia ambrosiana:
GIOVEDI’ della V° settimana di QUARESIMA
In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.
Vangelo secondo Giovanni 7,43-53.
Un esempio di dibattito che ancora oggi è utilizzato: la difesa a oltranza di sé fino alla violenza e non una ragione che scava dentro l’esperienza: nessuno ha voglia di paragonarsi con ciò che si è udito, quelli che osano fare questo vengono subito zittiti non con delle ragioni ma con una maledizione. Affinché non ci possa essere possibilità di contraddittorio.
Nell’imminenza della settimana santa questo brano del vangelo di Giovanni sta ad indicarci che la vera questione non è un odio a Gesù ma più banalmente che scribi e farisei sono preoccupati per l’integrità del loro potere.
Per evitarci di essere tra coloro che vogliono mettere a morte Gesù allora dobbiamo chiederci di ricordare sempre che “mai nessuno ha parlato così” alla nostra vita e al nostro cuore. Infatti non mi pare un caso che chi dice quelle parole siano delle guardie, persone che sono attente e vigili per “mestiere”, chi invece passa il tempo a rimirare sé finisce che non vede e non sente e quindi nemmeno può credere.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quarto
COME E’ SORTO NELLA STORIA
IL PROBLEMA
2. Un’attenzione di metodo
Il modo di porsi davanti alla testimonianza di un incontro così eccezionale, quale è quello con Cristo, è un problema che mette in gioco emblematicamente l’adeguatezza o meno di tutto un atteggiamento intellettuale. …
Ci richiamiamo qui ai due rilievi da noi fatti riguardo al raggiungimento della certezza esistenziale.
Essere certi di fronte al fatto di Cristo non è un problema di interpretazione: “tu ci credi perché a te è accaduto”; è piuttosto un problema di metodo di conoscenza: se un fatto è tale e indica una strada quella indicazione è assolutamente valida per tutti.
Io mi posso fidare di qualcun altro solo perché la sua conoscenza è oggettiva mentre non potrei fidarmi se fosse una sua interpretazione.
Riprendere i due rilievi che conducono a certezza è allora estremamente importante e necessario.
Buona giornata,
donC

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