Cenetta.
Ieri sera, dopo il solito giro delle benedizioni, sono venuti a cena due amici sposati da pochissimi mesi, ed è stato un primo gesto di carità il loro: avrei dovuto andare io nella loro casa ma hanno deciso di venire da me, per non farmi arrivare troppo tardi da loro, e così si sono scomodati, e hanno pure preparato la cena.
Durante il pasto abbiamo cominciato a raccontarci di come vanno le cose, per me e per loro, quali sono le scoperte e le fatiche con cui la vita ci sfida, e ben presto è uscita una cosa che mi ha così colpito che è stato il secondo motivo di gratitudine. Dicevano che si rendono conto di come spesso il loro raccontare di questi primi mesi di vita insieme non sia altro che il racconto dei fatti della convivenza e non il racconto di ciò che li sta facendo crescere, come se il Sacramento fosse dato per scontato.
Ben presto questa osservazione ci ha portato a dire che l’amicizia con Cristo dovrebbe essere sempre il punto con cui guardare alla vita.
Come quella anziana signora, rimasta vedova, che incontrata per la benedizione della casa, alla domanda: “come va?” mi ha risposto: “faccio fatica perchè dopo una vita insieme ora sono sola, ma se guardo a tutto quello che ho ricevuto questa solitudine scompare”.
dalla liturgia ambrosiana:
Giovedì
della II°settimana di Avvento
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei: «Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».
Vangelo secondo Matteo, 12 33-37.
Se leggessimo in modo meccanico questo brano di vangelo, non so voi, ma io non avrei scampo: i miei frutti sarebbero cattivi. Il punto è che Gesù poi parla di un tesoro che è dentro di noi, buono o cattivo, un tesoro che non è nostro ma è dentro ciascuno; e forse questa è la fortuna dell’essere creature: portiamo in noi qualcosa, un tesoro di desiderio e di amore, che dobbiamo decidere di convertire in buono o cattivo. E da lì, da quel desiderio, fiorisce ogni altro passo perché credo che non ci sia nessuno che vuole il male, piuttosto ci sono molti che sbagliano.
“La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”, questa è l’altra sottolineatura che farei del brano evangelico odierno. E la evidenzio perchè mi colpisce un passaggio: il cuore è per tutti, il nostro cuore, il suo segreto, sono per essere detti, sono per essere gridati al mondo.
Metterei in secondo piano che cosa potremmo gridare perché la scoperta di esserci per il mondo è come scoprire la bellezza della luna in cielo. La lode viene da sola.
Scuola di Comunità 2025/2026

«Cristo, nuovo principio
di conoscenza e di azione»
Qui potete trovare il testo della Giornata di inizio anno:
https://www.clonline.org/it/pubblicazioni/libretti/giornata-inizio-anno-2025
… la nostra responsabilità nel mondo è essere riflesso della luce di Cristo nell’amore e nel servizio a Lui (recita il Salmo 4: «Risplenda su di noi, Signore, la luce del Tuo volto») attraverso l’amore e il servizio agli uomini (come diceva Madre Teresa), a coloro che incontriamo nei nostri percorsi quotidiani, nei luoghi in cui viviamo, perché possano conoscere quella luce che ha investito la nostra vita, perché «conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».
La terza immagine usata da Davide per rispondere alla domanda: cosa significa essere soggetti di misericordia? E’ l’opera di Rembrandt: Cristo ad Emmaus, dove la lettura dell’opera che è tutta legata alla luce che emana dal Cristo e dalla donna sullo sfondo che lo imita.
Qui mi paiono due le parole con cui confrontarci: amore e servizio; due termini usati per definire il rapporto con gli altri. Credo che la fatica da fare sia proprio quella di tenere insieme le cose perché mi capita spesso di dubitare che i nostri gesti di servizio agli altri siano veri gesti d’amore e non piuttosto gesti compiuti per doverosa giustizia o sensibilità umana.
Dire che amore e servizio vanno insieme è davvero la cosa più evidente e anche la meno facile, o si parte da una pienezza che si riceve e riconosce oppure è solo serietà con la vita, che eventualmente testimonia solo la nostra bella umanità.
Buona giornata,
donC

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