Quattordicesima stazione
Gesù è posto nel sepolcro

“Giuseppe lo mise in un sepolcro scavato nella pietra,
dove nessuno ancora era stato messo“
(Lc 23,53)
In La deposizione dalla croce viene qui fatta coincidere con la deposizione nella tomba: è sulla tomba che Gesù è avvolto con il telo sindonico: Giuseppe di Arimatea, l’uomo giusto, si preoccupa dei segni che garantiranno la presenza di Cristo nel tempo: la Sindone e il Graal, che tiene nella mano sinistra. Anche per lui, riconosciuto come uomo giusto, non c’è nemmeno l’ipotesi che l’assenza di Gesù sia solo temporanea. Per questo sembra quasi di vedere una incertezza di fronte alla decisione del gesto compiuto dall’altro uomo, che non ha legami con Gesù. Giuseppe procede esitante a coprire il copro di Gesù perché sa che poi non lo vedrà più.
L’uomo sulla destra è invece uno a cui importa chiudere la questione per passare a qualcosa di migliore: preparare la festa di Pasqua, sembra quasi che si aspetti che con un solo gesto possa sistemare la sindone sul corpo esangue di Gesù. Ciò che trionfa non è la realtà che è data ma la fretta di poter continuare nel proprio programma.
Sulla figura del Cristo credo di dover solo dire che davvero quel corpo è abbandonato nelle mani di un Altro. Non c’è rigidità alcuna ma solo abbandono.
Da notare che in questa scena lo sfondo (sfondo che troviamo per la seconda volta su quattordici) sono degli alberi sul crinale della collina: chiaro segno che Gesù è deposto in un giardino, un nuovo Eden dove la creazione è rifatta da capo.
Quest’ultimo animale mi ha chiesto molta più fatica degli altri, diverse possono essere le simbologie che hanno per soggetto un cane: nella Bibbia è un animale impuro e da cui guardarsi, spesso rappresenta il nemico da tenere a distanza o incatenato, è il simbolo dei nemici di Dio. In alcune rappresentazioni un cane è raffigurato ai piedi di Giuda, per significare l’inimicizia. In positivo però ci sono due testi evangelici: quello di Marco (7,24-30) in cui troviamo la discussione tra una donna siro-fenicia e Gesù perchè lei chiede il miracolo per la figlia, lei allora per implorare di essere esaudita cita i cagnolini che sono sotto la tavola e si cibano delle briciole cadute a terra. Un secondo brano (Lc 16,21) è quello in cui i cani leccavano le piaghe di Lazzaro alla porta del ricco Epulone. Ma nulla di tutto questo mi ha persuaso fino in fondo.
Alla fine mi sono detto che forse in questo caso la spiegazione più immediata è quella data normalmente dall’arte: il cane è simbolo di fedeltà e vigilanza: tutti sono scappati o tornati alle loro case. Gesù però non è solo, il cane resterà con Lui, segno della compagnia di chi il cane l’ha fatto. E non è poco.