Tredicesima stazione
Gesù deposto dalla croce

“E Giuseppe d’Arimatea prese il corpo di Gesù
e lo avvolse in un candido lenzuolo”
(Mt 27,59)
Il corpo di Gesù ha bisogno di essere sostenuto sinché il secondo uomo ha staccato anche l’altra mano dalla croce: c’è chi come Giuseppe d’Arimatea abbraccia il Cristo e lo sorregge perché possa essere deposto e c’è chi come quel secondo uomo, totalmente in secondo piano, vive il compito di staccare Gesù dalla croce senza guardare chi stacca. A confermare questa idea di distacco e lontananza c’è quella scala lunghissima per una croce che è solo di pochi centimetri più alta di un uomo.
Abbiamo quindi l’uomo che guarda Cristo che lo abbraccia e l’uomo che fa una cosa buona ma non guarda a Gesù. Uno è uomo pieno l’altro una riduzione. Quante volte abbiamo ridotto la nostra umanità magari anche aiutando dei poveri Cristi ma senza né abbracciarli né guardarli!
La figura di Gesù è davvero bella, innanzitutto per quel capo appoggiato alla testa di Giuseppe, Gesù è davvero sostenuto nella morte dalla figura intera di quell’uomo giusto che compie quel gesto di tenerezza: la carità, l’amicizia, o ci implica per intero oppure è solo un particolare della vita.
Da notare che in modo un po’ illogico la croce è sempre tra i due corpi, mentre per fare meno fatica Giuseppe avrebbe dovuto mettersi davanti lasciando la croce alle loro spalle; questo ci dice che per l’autore il patibolo non è solo il gesto del morire ma anche un continuo doversi umiliare perché non c’è rapporto che non debba essere attraversato dalla croce-
L’artista che ha fatto le formelle, o il committente che le ha ordinate, è davvero un genio. Avrei immaginato di tutto per commentare la deposizione di Gesù ma non un cammello! Ci ho dovuto lavorare un po’ ma alla fine credo che sia questa la sola spiegazione plausibile e immediata:
“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio”.
Il testo è in Matteo (19,24), e l’idea che ci dà quel cammello accovacciato sotto la croce è proprio quella dell’attraversamento della cruna dell’ago: la croce è l’ago che dobbiamo attraversare per entrare nel regno di cieli e il ricco non vi passa perché non può permettersi di perdere ciò che lo definisce.
Credo sia bellissima l’idea di collegare quel brano con la scena della deposizione dalla croce e non direttamente con la morte perché ci consente, o ci costringe, a riconoscere che la croce non è solo per Gesù ma per tutti. Quell’ago che va attraversato, per passare dalla morte alla vita, è la croce che è data a ciascuno di noi.