Lunedì 20 aprile 2026

Coro Alpino. In chiesa. Che c’azzecca?
Ieri pomeriggio in quel di san Pio bellissimo concerto di giovani cremonesi, amanti dei canti della tradizione alpina. Esecuzione oltre le aspettative in una chiesa gremita.
Ma perché fare in chiesa canti che parlano di guerra, di violenza, di passione e d’amore? 
La ragione è presto detta: quei canti, con la loro umanità a fior di pelle, raccontano l’uomo e la sua esigenza di infinito, di bellezza e di pace. Raccontano di un uomo che in quella radicale semplicità chiede al Mistero,  senza nemmeno chiamarlo per nome, che tutto si compia.
Così mi ha molto colpito ascoltare i canti e considerare che non era casuale il fatto che dietro i coristi ci fosse l’altare, perché dietro ogni vera esperienza c’è Gesù, la sola condizione è che sia umana. Poi tutto diventa segno di Lui.

Terminato il concerto, nel cortile dell’oratorio, c’era la possibilità di bere un aperitivo o di mangiare qualcosa, mentre in un settore dello stesso cortile, sotto dei gazebo, alcune ragazze dell’Accademia di Brera avevano allestito una vendita di abiti usati, che si è rivelata un vero successo.
Tanti giovani all’opera per dare il loro contributo alla ristrutturazione di una chiesa che non è nemmeno quella di casa loro! Guardando tutta la gente che c’era, il lavoro di chi ha passato ore in cucina, e la disponibilità di chi ha lavorato per una intera giornata, prestandosi a fare tutto ciò che occorreva, mi veniva una vena di commozione perchè la loro attività, frutto della gratitudine, è davvero l’oerigine della pace di cui la nostra società ha bisogno.
La gratitudine, l’ho imparato ieri, è ciò che serve per imparare la pace, per costruirla; chi pensa di essere bravo da solo, chi non ha bisogno di nessuno dovrà sempre più essere violento, dovrà vivere imponendosi.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

Vangelo secondo Giovanni 5,19-30.

Spettacolo! Dopo il racconto delle prime chiamate, la “risurrezione” che tutti noi abbiamo sperimentato nell’incontro con Gesù, ora passiamo a guardare al fatto che Gesù è frutto del rapporto con il Padre. Quel rapporto non è solo un riferimento per le cose da fare o non fare, quel rapporto rende Gesù sé stesso; a questo dovremmo aspirare tutti noi.
“Da me io non posso fare nulla”. Questo è ciò che dice Gesù di sè. E forse dovremmo passare un pochino di tempo a rimuginare queste parole di Gesù: lui ci dice che senza Padre non può fare nulla.
E noi che viviamo a cercare di fare da soli.



INCONTRO PER LA PACE CON LA COMUNITÀ DI BAMENDA
Cattedrale di San Giuseppe (Bamenda)
Giovedì, 16 aprile 2026

Sorelle e fratelli carissimi,

è una gioia per me essere in mezzo a voi in questa regione così martoriata. E come le vostre testimonianze hanno appena dimostrato, tutto il dolore che ha travolto la vostra comunità rende oggi più dirompente la consapevolezza: Dio non ci ha mai abbandonato! In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare!

Sua Eccellenza l’Arcivescovo ricordava la profezia che esclama: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace!» (Is 52,7). Salutava così la mia venuta in mezzo a voi, ma ora vorrei rispondere: come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene. Che tutti possiamo proseguire sulle strade del bene che portano alla pace! Vi ringrazio, perché – è vero! – sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero. Infatti, come poco fa ha ricordato uno di voi, la crisi che ha sconvolto queste regioni del Camerun ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano di mediare tra le parti avverse.

In quanti luoghi del mondo vorrei che avvenisse così! La vostra testimonianza, il vostro impegno per la pace può essere un modello per il mondo intero! Gesù ci dice: “Beati gli operatori di pace!”. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, miei cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo (cfr Mt 5,3-14)! Bamenda, tu oggi sei la città sul monte, splendida agli occhi di tutti! Sorelle e fratelli, siate a lungo il sale che dà sapore a questa terra. non perdete il vostro sapore, anche negli anni a venire! Fate tesoro di quanto vi ha avvicinati e avete condiviso nell’ora del pianto. Facciamo tutti tesoro di questo giorno in cui siamo venuti insieme ad impegnarci per la pace! Siate olio che si riversa sulle ferite umane.

A questo proposito, il mio grazie va a tutti coloro – in particolare alle donne, laiche e religiose – che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza. È un lavoro immenso, invisibile, quotidiano e, come ha ricordato Sr. Carine, esposto al pericolo. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! Sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso! La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura.

Papa Francesco ha scritto nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium qualcosa che mi tornava alla mente ascoltando le vostre parole: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273).

Cari fratelli e sorelle di Bamenda, è con questi sentimenti che sono oggi fra voi! Serviamo insieme la pace! «Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivelano l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri» (ibid.). Così il mio amato Predecessore ci ha esortati a camminare insieme, ognuno nella propria vocazione, allargando i confini delle nostre comunità, con la concretezza di chi comincia dal proprio lavoro locale per arrivare all’amore del prossimo, chiunque e ovunque sia. È la rivoluzione silenziosa di cui voi siete testimoni! Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa, e che tutti stiamo ancora cercando di amarci gli uni gli altri! Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme!

Camminiamo insieme, nell’amore, cercando sempre la pace!

[Uscito sul sagrato]

Miei cari fratelli e sorelle, oggi il Signore ci ha scelti tutti come operatori di pace in questa terra! Rivolgiamo tutti una preghiera al Signore, affinché la pace regni veramente tra noi, affinché, mentre liberiamo queste colombe bianche — simbolo di pace —, la pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga tutti uniti nella sua pace. Sia lodato il Signore!.


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