Mi spiace per don Alberto, mi spiace proprio.
Capiamoci, non sono dispiaciuto per l’abbandono del sacerdozio; quella è una scelta sua e non voglio nemmeno metterla in discussione; solo Dio sa che cosa quel giovane ha in cuore e quanto sia vero. Ogni tentativo di mettere mano alla sua scelta mi pare scorretto.
Quello che mi addolora è la continua sensazione di un uomo che è solo, o che è stato lasciato solo. Anche lui ha certo le sue responsabilità ma credo che sarebbe andata diversamente se solo avesse avuto la possibilità, e la libertà, di avere un padre.
Anche a me non sono mancati, e non mancano, dei momenti di confusione e di crisi, momenti nei quali vorresti essere lontano e libero da ogni impedimento; per fortuna nella mia vita quello che mi ha sempre salvato è l’essere custodito e richiamato da amici, veri padri e madri, che si sono sempre proposti e che qualche volta hanno anche deciso per me, per il mio bene. Io magari avrei fatto altro ma loro hanno scelto per me.
Il punto oggi è questo: senza padre, senza madre, nessuno può pensare di arrivare a compiere sè stesso, possiamo solo rotolare su noi stessi fino ad inciampare in un qualche, grande o piccolo, ostacolo.
Per Alberto Ravagnani chiedo il dono di un padre.
dalla liturgia ambrosiana:
MARTEDI’ della penultima domenica dopo l’Epifania
Memoria di santa Scolastica, vergine
Oggi le Chiese d’Oriente e d’Occidente ricordano Scolastica, sorella di Benedetto da Norcia. Personaggio avvolto nel mistero; di Scolastica si conosce soltanto ciò che il biografo di Benedetto, Gregorio Magno, ha lasciato scritto nel secondo libro dei Dialoghi.
Essa era stata votata alla vita religiosa sin dall’infanzia, ed era solita far visita al fratello Benedetto a Montecassino una volta all’anno. In una delle più belle pagine dell’opera di Gregorio è descritto l’ultimo incontro fra Scolastica e il fratello. Questi, al calar della sera, voleva fare ritorno al proprio monastero, fedele alla Regola, ma Scolastica, che presentiva la propria fine ormai vicina, pregò il Signore di potersi intrattenere tutta la notte con Benedetto, per condividere con lui nella preghiera e nella conversazione la sua ardente attesa di Dio.
La leggenda vuole che un improvviso temporale impedisse a san Benedetto di muoversi: Scolastica aveva prevalso, commenta Gregorio, sulla riluttanza di Benedetto, perché aveva saputo mostrare un amore più grande di quello del fratello. Scolastica ricorda a tutti noi che al di là delle leggi e delle regole che ci possiamo dare per camminare sulle tracce del Signore, non esiste via più sicura dell’amore, perché Amore è il nome stesso di Dio.
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Vangelo secondo Marco 10,46b-52.
“Balzò in piedi”. Tutta la vita per questa immagine.
Sempre di questo brano è quella immagine la sola che davvero mi colpisce: un uomo incerto nel passo che improvvisamente salta verso l’alto come una molla, infischiandosene della paura di ciò che lo circonda. Un uomo, insicuro e fragile, che diviene una forza della natura alla comparsa di Gesù nella sua vita. Così vorrei che fosse per me, ad ogni mio riconoscimento di Gesù nella giornata.
Il miracolo è solo una circostanza, un particolare, perché Gesù davanti a quell’uomo compiuto, realizzato e nuovo, non fa altro che chiedere: “cosa posso fare per te?”. Ci pensate? Gesù interpella quel poveretto e gli chiede, come in un gesto di ossequio, che cosa può fare per lui.
E’ quello che Cristo chiederà a san Francesco d’Assisi, riconoscendo la sua fede e la sua rettitudine, quando nasce l’indulgenza del perdono d’Assisi.
Chiediamo di poterci accorgere di Gesù che si avvicina e che ci riempie la vita, facendoci passare dal buio alla luce.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo terzo
L’ENIGMA COME FATTO
NELLA TRAIETTORIA UMANA
Perciò, data la possibilità del fatto e la razionalità dell’ipotesi, che ci resta da fare di fronte a essa? L’unica cosa da fare è domandarsi: è accaduto o no?
Se fosse accaduto, questa strada sarebbe l’unica, non perché le altre siano false, ma perché l’avrebbe tracciata Dio.
Se quella x è davvero accaduta allora dobbiamo ritenere che il nostro incontro con Gesù sia unico, il fatto centrale della vita.
Il tema del nostro incontro con Cristo passa davanti a tutto perché a tutto ha dato luce. Eravamo già battezzati, Figli, ma è l’incontro con Cristo che ha reso evidente il senso profondo di quello che altrimenti non avremmo mai capito. Il dono del Battesimo è un sacramento oggettivo, una grazia che entra nella vita, ma l’incontro con Cristo ha reso esperienza quello che era un fatto sconosciuto e, per questo, ridotto.
“Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo”; uomini lo eravamo già prima dell’incontro con Cristo ma ora, attraverso l’incontro con lui, amiamo e capiamo la portata del Battesimo e della Chiesa.
Buon martedì,
donC

Rispondi a Marco Annulla risposta