AVVISO: Nei giorni dal 2 al 6 gennaio non pubblicherò il blog perché sarò con i ragazzi alle vacanze studio. Riprenderemo il 7 gennaio 2026.
Ieri, a parte il tempo di una passeggiata mattutina e la celebrazione di un funerale, la mia giornata è trascorsa in gran parte in un tempo di lettura e di “studio”: da una parte la vita di san Francesco e delle fonti francescane e dall’altra una parte di “Si può vivere così”, testo di don Giussani, sulla carità.
Arrivato a sera, prima di andare a dormire, leggendo le notizie dei vari colloqui di Trump mi è sorta la domanda su quanto la mia giornata abbia contribuito alla costruzione del mondo, Sembrava che non avessi fatto nulla per edificare il mondo nuovo.
Poi mi è tornata alla mente la seconda parte di una frase di sant’Ireneo di cui la prima parte ci è notissima: “La gloria di Dio è l’uomo vivente” mentre la seconda parte, quella meno nota, è “e la vita dell’uomo è la visione di Dio”.
Sì, certo, io non ho visto Dio ma sono certo che anche ieri, facendo le solite cose, le mie cose, in qualche modo è cresciuto il desiderio di “vedere” Colui che mi ha dato tutto.
Ho trovato una citazione della Vita Nova di Dante che mi pare sintetizzi la questione:
«Uno spirito soave pien d’amore,
… va dicendo a l’anima: Sospira».
Ho costruito un pezzetto del Regno di Dio perché ho sospirato.
dalla liturgia ambrosiana:
VI° giorno del Natale del Signore
In quel tempo. Una donna dalla folla alzò la voce e disse al Signore Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Vangelo secondo Matteo 11,27b-28.
Davanti alla incredibile bellezza di Gesù Bambino, del Dio fatto uomo per me, come non gridare la stessa frase di quella donna ispirata? Come non cedere alla contentezza meravigliata di chi guarda Dio nelle forme di un bambino?
Eppure Gesù la pensa diversamente; non solo non conferma quella beatitudine ma addirittura la la cambia e la rende metodo per la vita: non chi vive la bellezza ma chi vive della parola di Dio è degno di una beatitudine che dura per la vita e abbraccia tutto come gratitudine.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Premessa
3. La ragione alla ricerca di una soluzione
Subentra sempre un desiderio di piegare il destino al proprio volere, un desiderio di fissare il significato o il valore a proprio piacimento.
Anche ieri è successo. Parlando con un uomo che ha subito da poco un lutto mi diceva: “ho bisogno di una ragione, non capisco perché Dio faccia queste cose”; come se avere una ragione che ci persuada sia sufficiente per calmare quella vertigine che il dolore porta in sè.
Spesso il rifiuto della fede, della Chiesa, di Cristo, nasce proprio da questo voler piegare le cose a ciò che possiamo accettare e spiegare, altrimenti non pare che ci sia senso alcuno: Maestro è Giobbe che di fronte alla vertigine del male che l’ha toccato nella carne dice: “se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?”. (Gb 2)
Buona giornata,
donC

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