Martedì 9 giugno 2026

La sola cosa da fare è mettersi nell’ottica di una mezza giornata persa. Così ieri nel calendario ho messo tre orette libere … per andare dal dottore a fare una ricetta.
Sono state ore proficue sia per me, che ho riletto un’intera lezione degli esercizi, sia per il mio rapporto con la realtà, perché una sala d’aspetto è sempre una grande occasione per vedere l’umanità nella sua varietà.
Trovi la persona che vorrebbe esattamente il contrario di ciò che vuoi tu, quella che invece che ha solo fastidio nel doversi rapportare con il genere umano, quello che si sente in dovere di attaccare bottone a tutti i costi. Il tutto è passato attraverso il rapporto di ciascuno con il proprio cellulare; a tutto volume o muto, con risposte non date o con risposte che erano veri messaggi in codice e di poche parole; come è stato interessante vedere che ormai è normale che il rapporto con la realtà per molti passa attraverso il piccolissi,o schermo di un telefono.

Non stanchiamoci mai di cercare dei volti, perché quando smetteremo di fare questo il nostro io finirà con l’essere educato da un congegno. E il rapporto con la realtà sarà mediato dalle parole e dai gesti che vedremo uscire da un telefono.
Che grazia una compagnia!

Sono uscito che erano quasi le 19, con la mia ricetta in mano e con il cuore lieto della cena con isegretari delle comunità che mi aspettava di lì a poco.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Vangelo secondo Luca 5,12-16.

Quell’uomo non avevala lebbra, ne era coperto.
Notazione interessante se pensiamo al peccato; ci copre, cioè impedisce che si veda chi siamo, impedisce che il mondo veda la nostra verità e la nostra bellezza. Questa è un’altra delle tante ragioni per cui opporci al male: ci impedisce di mostrare quello che siamo, impedisce il destino.
Ma questo è il momento stesso per cui si inizia a gettarsi a terra per pregare: il male copre il corpo ma non può coprire il nostro cuore. Non c’è male, anche compiuto, che possa impedirci di sentire tutta la gravità del non poter essere noi stessi, e quindi non c’è male che non porti al grido: “se vuoi …”.
Poi è Gesù che fa, è Gesù che compie e che purifica.

Interessante che dopo il dono della salute Gesù chieda solo che si vada a fare l’offerta per la purificazione, cioè che si riconosca che quello che è avvenuto è opera del buon Dio.
Riconoscere che la salute che riceviamo è dono di cui dire grazie al Padre non è cosa scontata; anche perché spesso ci accade di pensare che in fondo le cose siano dovute.


Avevamo bisogno di questa lunghezza per consentirci di lanciare il ponte ideale che collega il capitolo passato con quello che oggi iniziamo.
E il punto da cui ripartire è semplice e importante: la domanda che nasce in ciascuno sulla persona di Gesù esige da ciascuno una vera risposta, non ci si può accontentare dello stupore e della ammirazione per un uomo straordinario.
La domanda c’è perché c’è una risposta.


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