Mercoledì 1 aprile 2026

La Pasqua è la Pasqua.
Ieri è morto un amico. Lui non ha potuto aspettare Gesù per celebrare la sua Pasqua, è andato in avanti come l’amico dello sposo che gli prepara la strada ed è felice di sentire la voce dello sposo.
Avevo incontrato Umbre solo qualche anno fa, e insieme avevamo vissuto per un paio d’anni, ogni venerdì pomeriggio, l’esperienza dei ragazzi di Gs a Crema. Era già pensionato da qualche anno ma aveva il cuore di un bambino: capace di stupirsi per ciò che gli accadeva intorno, e aveva la serietà dell’adulto che ha dato tutto a Gesù: ogni suo intervento era preparato, non accadeva mai che parlasse, al raggio o alla Scuola di Comunità senza averci pregato sopra.
Non immaginavo la gravità della sua malattia e ora ho il rammarico di non essere andato a salutarlo.

Ve lo racconto innanzitutto per gratitudine. Con lui ho visto che si può amare Gesù davvero anche nella vita più quotidiana, più normale.
E ve lo racconto perchè oggi, nella memoria del tradimento di Giuda abbiamo a ricordarci che se uno ha tradito tanti altri hanno dato la vita per Gesù. Magari prima sono scappati ma poi hanno abbracciato la croce come si abbraccia la donna amata.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Vangelo secondo Matteo 26,14-16.

“Quanto volete darmi?”. Il tradimento è sempre per un di più, per un guadagno, magari momentaneo, ma sempre per un guadagno. Giuda non vende Gesù per vendetta, non lo vende per odio, perché se così fosse non avrebbe avuto il problema di guadagnarci sopra. Giuda vende Gesù per un ideale tradito, per una cocente delusione, per un vuoto che ha riempito lo spazio che occupava quella promessa di pienezza.
In fondo Giuda tradisce per la sua infedeltà: sentiva di dover dare tutto a Cristo ma aveva dato solo fino a un certo punto.
D’altra parte ci siamo anche noi tra quelli che tradiscono per la loro infedeltà.

Ma in realtà Giuda non se ne va; resta, e da lontano, guarda, come ha fatto Pietro; e come Pietro a un certo punto “pianse amaramente”. E così è per noi: abbiamo la fortuna di poter guardare in faccia il frutto del nostro tradimento.
Giuda però si ucciderà, per non dover tornare a chiedere scusa a Gesù.


Chiudiamo la sottolineatura di metodo con una constatazione oggi piuttosto evidente ma davvero profetica all’epoca della prima edizione di questo libro: la ragione non sa più spingere nè a una convivenza con il dato nè ad una reale lettura degli indizi; cosa che equivale a dire che la ragione non è più in grado di riconoscere la verità delle cose.
Se la ragione vuole continuare ad essere capace di conoscenza allora dobbiamo mettere in luce che la ragione va educata nuovamente, la presunzione che la ragione conosce da sola e oggettivamente non può più essere applicata: il metodo è imposto dall’oggetto, abbiamo imparato.


Commenti

Una risposta a “Mercoledì 1 aprile 2026”

  1. Maria Rita Casalboni

    Un piccolo cordoglio e un grande giubilo per la morte di Umberto.
    Davvero uomo giusto e capace di sorpresa di fronte a tutto
    Cordiale e attento fin nei dettagli di fronte all’altro.
    Un volto a cui guardare nella compagnia dei Memores per entrare in rapporto col mistero
    “Cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”

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