Appena si pronuncia il nome della piccola città ai piedi dei Pirenei, più che alla Madonna, si pensa ai malati, al viaggio per chiedere la grazia di un miracolo, di una pronta guarigione.
Per tanti la parola Lourdes è solo un luogo dove si domanda di guarire, o, al limite, di saper accettare.
Ma quel luogo dovrebbe essere conosciuto innanzitutto per le apparizioni di Maria a santa Bernardette. Sono legate alla coscienza dello svelarsi del Mistero tutte le, numerose, grazie e guarigioni che accadono a Loudes.
Quello che è certo è che sempre meno gente si reca a quel santuario. E sempre meno gente fa pellegrinaggi. Costano e non interessano più che tanto. Il miracolo deve essere scioccante e sotto gli occhi di tutti altrimenti è solo un fatto privato.
Non basta più che le cose accadano a uno, devono accadere a tutti, possibilmente in tempo reale.
Comunque la si voglia mettere di miracoli però c’è sempre bisogno. Perché sono la carne del Figlio oggi.
E ieri sera è stato commovente vedere dei giovani padri di famiglia convocati a san Pio da una loro datata appartenenza ad un coro alpino: c’è l’idea di mettere in piedi un concerto per raccogliere fondi raccogliendo in un unico coro i circa duecento cantori di questi ultimi anni.
E così qualcuno ha lasciato moglie e figli e si è fatto un’oretta di strada per venire a cantare la sua gratitudine per la chiesa di san Pio insieme a quelli che la vivono ora.
Questi miracoli rendono attuale il santuario di Lourdes!
dalla liturgia ambrosiana:
MERCOLEDI’ della penultima domenica dopo l’Epifania
Memoria facoltativa della B.V. Maria di Lourdes
Questa memoria si collega alla vita e all’esperienza mistica di Maria Bernarda Soubirous (santa Bernardetta), conversa delle suore di Nevers, favorita dalle apparizioni della Vergine Maria (11 febbraio-16 luglio 1858) alla grotta di Massabielle. Da allora Lourdes è diventata mèta di intenso, ininterrotto pellegrinaggio per tutti i malati nel corpo e per quanti chiedono la guarigione del cuore.
Il messaggio della Vergine di Lourdes richiama alla conversione, alla preghiera e alla carità verso tutti i sofferenti e gli infermi, per questo motivo oggi si celebra la Giornata mondiale del malato.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
Vangelo secondo Marco 11,12-14.20-25.
Due mi paiono le questioni in gioco nella parte finale del brano odierno: la fede che porta a chiedere in maniera certa e il tema del perdono che “sbuca” nelle ultime parole del brano.
Quel povero albero di fico non ha colpe, fuori stagione non può avere frutti, lo sanno anche i bambini. D’altra parte questo ci evidenzia la prima questione: la certezza della fede ci dovrebbe far persuasi che Cristo ci può chiedere quello che vuole, e non solo noi possiamo farlo con lui; il primo gesto della fede è la consapevolezza che davvero tutto quello che Gesù ci chiede è per il nostro bene, anche fare cose che non faremmo mai, perché “fuori stagione”: come sono la malattia o le prove che ci accadono e a cui non siamo mai preparati. D’altro canto quando si ama si farebbe di tutto per l’altro.
In seconda battuta, con un apparente salto logico, viene introdotto il tema del perdono, con una scansione molto particolare: perdonate perché il Padre perdoni a voi. Abbiamo sempre predicato e ritenuto che il perdono agli altri fosse frutto del dono del perdono ricevuto, qui invece è detto il contrario. Perché? Semplicemente perché la logica di chi segue Gesù è l’imitazione: faccio quello che Lui fa, non faccio le cose perché le scelgo io. Questo è molto importante perchè la vita cristiana non è semplice applicazione di ciò che si è vissuto ma è anche imitazione di Cristo.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo terzo
L’ENIGMA COME FATTO
NELLA TRAIETTORIA UMANA
Seguendo quel cammino eccezionale, a priori io dovrei capire meglio anche gli altri cammini man mano che ne vengo a conoscenza;
Essere nella verità non comporta escludere gli altri, nessuno degli altri, anzi consente di trovare elementi di conoscenza e verità che sono mie anche nella storia e nel volto degli altri.
Non smetterò mai di ripetere che il grande e immenso compito della memoria è sostenuto da una compagnia e che questa compagnia, per grazia di Dio, può arrivare da qualsiasi parte: san Francesco fu molto “aiutato” nel suo dire sì dall’incontro con chi non doveva incontrare, il lebbroso.
Finchè noi continueremo a schifare i nostri lebbrosi saremo come tutti, fermi alla nostra bolla senza capacità di vedere tutto ciò che ci può essere di aiuto.
“Man mano che ne vengo a conoscenza”.
Buon mercoledì,
donC

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