Basta un nulla.
Ieri sera sono andato a dormire tardi e ho lasciato che il “problema” blog fosse lasciato a questa mattina; e credo di aver avuto tutte le ragioni del mondo per dire che così sarebbe andato tutto meglio: riposato avrei potuto fare le cose come si deve.
Peccato che non ho sentito la sveglia, e ora sono in un tragico ritardo; questo non mi ha aiutato a riprendere la giornata di ieri per guardarci dentro, ho solo il problema di cosa scrivere.
Questo mi fa dire due cose: la prima è che devo cercare di non cedere alla tentazione di tirare tardi perchè quello che “aggiungo” alla sera prima lo perdo il mattino dopo; secondo: il mattino, se devo fare le cose di corsa, non riesco più a guardare dentro le mie giornate con la calma di chi “assiste” a ciò che il buon Dio vi fa emergere, cerchi solo di trovare qualcosa da scrivere senza perdere tempo.
Il valore di una regola nella vita non è la regola, ma il fatto che custodisce nella fedeltà allo scopo. Non conosco nessuno che abbia uno scopo vero per la vita e che non viva con una regola.
Per oggi mi fermo qui. E riesco a “chiudere” anche prima, per una sveglia non sentita.
dalla liturgia ambrosiana:
MERCOLEDI’ della IV° settimana di QUARESIMA
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
Vangelo secondo Matteo 7,13-20.
Quello di cui non mi rendo conto è che Gesù non dice queste cose al futuro ma al presente; oggi la porta deve essere stretta, non domani o chissà quando.
Dire sì alla sequela di Gesù è una fatica oggi e non possiamo darci scuse: la porta è stretta e la via è angusta; se del seguire Gesù abbiamo un’idea solo gioiosa e lieta forse abbiamo scordato questo brano di vangelo. E questo non significa essere tristi ma semplicemente consapevoli: l’uomo che vende tutto per acquistare il campo dov’è nascosto il tesoro avrà avuto il suo dolore nel perdere le cose a lui care, ma la coscienza del di più che avrebbe conquistato ha fatto da origine al sorriso che avrà avuto in volto nel vendere tutto.
D’altra parte mi colpisce il fatto che questo modo di vivere la fede è collegato da Gesù all’albero buono che porta frutto: il frutto è la vita di fede, non qualcos’altro da fare.
L’umanità di questo Dio è il segno del suo essere creatore. Che dono!
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quarto
COME E’ SORTO NELLA STORIA
IL PROBLEMA
1. il fatto come criterio
b) Ci troviamo dunque di fronte a un documento che ha a che fare, come altri, con la memoria e, in modo originale, con l’intenzione dell’annuncio: la forma del documento è data da questa intenzione.
Dovremmo ricordarci che il vangelo è questo. Memoria e Annuncio sono le due categorie portanti della buona notizia di Cristo, e noi dovremmo ricordarci sempre che questo è il solo modo per essere davvero portatori di vangelo nel mondo. Non Annunciatori e basta, saremmo divulgatori, non narratori di memoria, saremmo portatori di noi stessi ma annunciatori di un fatto vissuto e cosciente nella memoria.
Se togliamo al vangelo questa duplice caratteristica avremo un libro bello ma solo un libro come tanti, il racconto di una storia “bella e impossibile”.
Buon mercoledì,
donC

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