Mercoledì 22 aprile 2026

Quello che mi colpisce di più dell’uomo è che può sempre cambiare, mentre il suo cuore resta sempre ancorato a quel poco di bene che ha intravisto; puoi negare tutto, puoi cambiare strada, puoi anche ribellarti a tutto ciò che è stato, ma nel cuore resta tutto quel desiderio che ti ha preso la vita e la colora di eterna nostalgia. Ma tu puoi sempre cambiare.
Il vangelo ci racconta esempi di cambiamento bellissimi e commoventi; se solo proviamo a guardarli come possibilità per ciascuno di noi: Pietro, Disma il buon ladrone, la Maddalena, Zaccheo e molti altri, fino al centurione sotto la Croce.
Cambiare non è una incoerenza ma solo il passaggio a qualcosa di più grande, di più desiderabile. Per questo tutti desideriamo il cambiamento, anche quando ci manca il coraggio di cercarlo davvero.

Sono pensieri che mi venivano ieri dopo aver assistito a buona parte dell’incontro con le Comunità Educanti con i Carcerati, nell’ambito del MuD: una realtà che accompagna i carcerati alla libertà, quella dalle sbarre e anche a quella della vita che può cambiare.

E per fortuna che ogni tanto la testimonianza e la vita di qualcuno ci permette di veder rinascere il desiderio di cambiare. vita che da vita.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Vangelo secondo Giovanni 6,1-15.

Come uno che ama davvero Gesù precorre i bisogni delle persone che ama: Vede la persona intera e quindi anche i suoi bisogni. E questo mi colpisce perché Gesù non chiede ai suoi amici di trascurare sè stessi, i loro bisogni, ma è Lui stesso che vi provvede. E questo mi pare un altro modo di dare la vita, diverso, certo, dall’andare in croce, ma sicuramente altrettanto vero.
Anche perché seguire quello sguardo, che amando previene i bisogni, richiede che si sia liberi di fare tutto ciò che serve per rispondervi, dando quel poco che si ha chiedendo che sia per tutti. E a chi dona chiedendo il buon Dio concede di poter dare per tutti.
Non stanchiamoci di rileggere questo miracolo.


Quante volte quel “presentimento” l’ho visto accadere nella mia vita! Ci sono momenti e persone che restano lì, impressi nella mente e continuano a sfidare con il desiderio che si possa andare sempre più al fondo, sempre più dentro quel rapporto, per poter essere sempre più pieni, e quindi certi, di ciò che si è visto.
E dentro quella verità è inevitabile che si arrivi a dire “E’ Lui”.


Commenti

Una risposta a “Mercoledì 22 aprile 2026”

  1. Francesco

    Ciao donC, mi permetto un commento sicuramente fuori dall’esegesi…
    Nel brano di Vangelo c’è un non detto che mi fa pensare.
    Come fa un ragazzo a essere così avveduto da portarsi dietro cinque pani d’orzo e due pesci? sembra fin tanto per un “pranzo a sacco”…
    Per questo ci vedo sempre dietro lo zampino di una madre un po’ apprensiva che gli ha preparato la sacca dicendo “ti metto un po’ di più che non si sa mai”.
    Allora mi immedesimo anche nel ragazzo che incrocia Andrea e gli dice “boh io ho queste cose in più, possono servire?”

    E mi sorprende come Gesù colga e valorizzi anche la più minima disponibilità nostra.

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