25 novembre di ogni anno.
Giornata contro la violenza sulle donne.
A questa giornata non ci avevo molto fatto caso, non per disinteresse ma perché ieri era una giornata piuttosto piena, almeno sino all’ora di cena. Infatti dovevo cenare con alcune ragazze di architettura che mi avevano chiesto di poter parlare insieme della “verginità”, alcune di esse sono morosate e altre invece non hanno legami affettivi.
Quando ho collegato il tema della giornata con il tema della cena sono rimasto colpito del nesso che mi è parso di riconoscere: cosa ci può essere di più notevole nella lotta alla violenza che una presa di coscienza?
La cena poi è stata una semplice occasione per mettersi in gioco, con le proprie domande e le proprie fatiche o incomprensioni, cercando di aiutarci sempre a riconoscere che quella preoccupazione, la verginità, è un compito affidato a ciascuno di noi per portare a tutti la compagnia di Cristo. Amare con un “distacco dentro” è certamente una fatica ma anche la grande opportunità di vivere senza istintività ma solo con le conseguenze dell’incontro fatto: “io sono tu che mi fai”.
E per questo sono tuo, prima di ogni altro rapporto.
dalla liturgia ambrosiana:
Mercoledì
della II°settimana di Avvento
In quel tempo fu portato al Signore Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni». Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Come può uno entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega? Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro».
Vangelo secondo Matteo, 12 22-32.
Il fatto di essere indemoniato è legato al fatto di essere cieco e muto: non vedere l’opera di Dio e non poterla raccontare è la più grande distanza da Dio che si possa immaginare perché il non vedere comporta il non poter “abbracciare” la realtà mentre il non poter parlare dice che la vita, se non è missione, non ha più scopo e orizzonte.
Essere indemoniati è una condanna che gli uomini oggi si danno da soli: quando siamo tutti rattrappiti su noi stessi allora davvero siamo preda dell’Anticristo perché non stiamo più vivendo all’altezza dei desideri del nostro cuore.
Altro aspetto importante di quel principio di vangelo è la sottolineatura del fatto che la guarigione è la liberazione dal demonio, “sicché” parlava e vedeva. Interessante che i verbi siano stati invertiti: parlava, cioè era in grado di dire a tutti ciò che gli era accaduto, e vedeva, cioè: alla luce della liberazione dal demonio poteva vedere manifestarsi nella vita la gloria di Dio.
Scuola di Comunità 2025/2026

«Cristo, nuovo principio
di conoscenza e di azione»
Qui potete trovare il testo della Giornata di inizio anno:
https://www.clonline.org/it/pubblicazioni/libretti/giornata-inizio-anno-2025
Pensiamo alla vicenda del cireneo: è questa la seconda immagine che vi propongo. … «Le circostanze per cui Dio ci fa passare sono fattore essenziale e non secondario della nostra vocazione, della missione a cui ci chiama». Per noi, dunque, la partita si gioca anzitutto in una disponibilità alla chiamata.
Il secondo passo, immagine, con cui siamo chiamati a essere soggetti di missione è legato alla figura del cireneo, uno “costretto” a collaborare con Gesù, meglio con il peso della sua Croce. Quel peso è segno del compito che ciascuno è chiamato a portare nella vita: un peso che è la salvezza di tutti.
Essere disponibili a ciò che ci è chiesto è il passo decisivo della nostra storia.
Buon mercoledì,
donC

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